Autopsia di una lavatrice

19 ottobre 2007

“Muore una lavatrice e c’è chi fa di tutto per poterla dissezionare. Una casalinga, un tecnico e un coro di ragazzi segue in diretta lo squartamento della macchina, operato da un professore che da essa estrae la storia di una città e della sua gente, ma alla fine…”.

“L’autopsia è per la conoscenza dell’uomo”, diceva Diderot. Oggi, qualcosa sull’interno dell’uomo lo sappiamo. Ma cosa sappiamo delle macchine che ci circondano? Sono sempre di più. Le usiamo sempre più frequentemente. E sempre più inconsapevolmente. Così il passo è breve. Oggi “l’autopsia è per la conoscenza delle macchine”.
A Pordenone, il 26 ottobre 2007, 20.30, presso il Convento di San Francesco, nell’ambito delle manifestazioni “Pordenone ScienzArtAmbiente” sarà rappresentata la
lezione-spettacolo “Autopsia di una lavatrice” di e con Vittorio Marchis, con la regia di Carla Manzon.

Insomma, Vittorio Marchis farà dell’autopsia di una macchina, la storia di una tecnologia, di un’impresa, di una città. Un pezzo di storia industriale del nord-est italiano. Un racconto che parte da viti, bulloni, guarnizioni e cestelli e arriva agli uomini, ai loro progetti, ai loro sogni. Come devono essere i racconti, del resto.

A Pino Torinese, il 5 ottobre alle 21.00, apre la rassegna di teatro “Classica e scienza”. È curata da Maria Rosa Menzio che è anche l’autrice del primo dei testi messi in scena: Carteggio celeste. La presentazione recita: il testo trae spunto dalle lettere di Suor Maria Celeste alpadre Galileo e dal difficile iter scientifico del grande astronomo.
Si parla di Galileo e della terra che si muove, del nostro mondo che non è il centro dell’universo, ma anche della difficoltà che hanno i pionieri del libero pensiero ad affermarsi. Ricordiamo la figura della figlia di Galileo, che lo aiutò col suo appoggio nei momenti più travagliati dell’esistenza del padre. Narriamo nei particolari quotidiani la vicenda di una monaca che fu sempre un gradino più su delle altre: figlia di tale padre, lo comprese, e pur nel rispetto della vita religiosa, lo difese. Parliamo dell’abiura cui dovette
sottostare un genio come Galileo, di scoperte tecnicoscientifiche.
Con un particolare in più: i pensieri segreti di Suor Maria Celeste, che avrebbe voluto sposarsi e non poté, perché figlia illegittima. A volte torna l’astio per il padre, ma temperato da affetto e ammirazione. In ogni caso, Galileo scienziato resta sempre uomo, e come tale fallibile.

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