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	<title>Tutti i numeri sono uguali a cinque</title>
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		<title>Tutti i numeri sono uguali a cinque</title>
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		<title>Esperimenti, riflessioni e progetti tra scienza e narrativa</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Apr 2010 11:17:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>danielegouthier</dc:creator>
				<category><![CDATA[annunci ed eventi]]></category>

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		<description><![CDATA[Due giorni di workshop, il 17 e il 18 maggio 2010, all&#8217;Osservatorio di Brera. Qui c&#8217;è il programma. In preparazione al workshop, le esperienze passate del gruppo Racconti di scienza sono state raccolte in un sito che ora ospita anche un canale YouTube.<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=tinsuac.wordpress.com&amp;blog=1243291&amp;post=169&amp;subd=tinsuac&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Due giorni di workshop, il 17 e il 18 maggio 2010, all&#8217;Osservatorio di Brera.  Qui c&#8217;è il <a href="http://raccontidiscienza.files.wordpress.com/2010/04/workshop_brera.pdf">programma</a>.</p>
<p>In preparazione al workshop, le esperienze passate del gruppo Racconti di scienza sono state raccolte in un <a href="http://raccontidiscienza.wordpress.com/">sito</a> che ora ospita anche un <a href="http://www.youtube.com/user/raccontidiscienza">canale YouTube</a>.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/tinsuac.wordpress.com/169/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/tinsuac.wordpress.com/169/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/tinsuac.wordpress.com/169/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/tinsuac.wordpress.com/169/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/tinsuac.wordpress.com/169/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/tinsuac.wordpress.com/169/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/tinsuac.wordpress.com/169/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/tinsuac.wordpress.com/169/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/tinsuac.wordpress.com/169/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/tinsuac.wordpress.com/169/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/tinsuac.wordpress.com/169/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/tinsuac.wordpress.com/169/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/tinsuac.wordpress.com/169/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/tinsuac.wordpress.com/169/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=tinsuac.wordpress.com&amp;blog=1243291&amp;post=169&amp;subd=tinsuac&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
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		<title>Per coincidenza</title>
		<link>http://tinsuac.wordpress.com/2009/11/09/per-coincidenza/</link>
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		<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 15:31:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>danielegouthier</dc:creator>
				<category><![CDATA[scrivere o non scrivere]]></category>

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		<description><![CDATA[[Racconto di Anamaria Voicu, selezionato come vincitore tra quelli prodotti nel laboratorio di scrittura e scienza tenuto da Robert Ghattas al Liceo Scientifico Alessi di Perugia, nella primavera 2009]. [PDF] Bibip&#8230; Bibip&#8230; Bibip&#8230; la sveglia delle sette suona proprio quando sogni qualcosa di bello, il cuscino non è mai stato così comodo e la coperta è [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=tinsuac.wordpress.com&amp;blog=1243291&amp;post=164&amp;subd=tinsuac&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[Racconto di Anamaria Voicu, selezionato come <strong>vincitore </strong>tra quelli prodotti nel <a href="http://tinsuac.wordpress.com/2009/09/25/quattro-racconti-matematici/">laboratorio di scrittura e scienza</a> tenuto da Robert Ghattas al Liceo Scientifico Alessi di Perugia, nella primavera 2009].</p>
<p>[<a href="http://tinsuac.files.wordpress.com/2009/11/anamariavoicu.pdf">PDF</a>]</p>
<p>Bibip&#8230; Bibip&#8230; Bibip&#8230; la sveglia delle sette suona proprio quando sogni qualcosa di bello, il cuscino non è mai stato così comodo e la coperta è più calda che mai. Eu lo non si ferma&#8230; Bipip&#8230; Bibip&#8230; Bibip&#8230; fino a che, alla fine, sei costretta a svegliarti e smanacciare per non sentirla più.</p>
<p>Maddalena, come tutti i ragazzi della sua età, odiava il momento in cui si doveva svegliare, il lunedì soprattutto, il primo giorno di un’altra settimana di scuola. Odiava quelle quatto pareti quando fuori c&#8217;era il sole. Per non parlare delle due ore di matematica. Odiava di più fare tutti quei conti o la professoressa che a lei sapeva dire solo una parola, quattro?</p>
<p>La lezione, quel lunedì, era peggio di quanto si aspettasse: le rette, con le solite definizioni che non serviranno mai niente a nessuno. Sulla lavagna c&#8217;era scritto:</p>
<p>Rette incidenti: rette che hanno un solo punto in comune.</p>
<p>Rette parallele: rette distinte di uno stesso piano che non hanno alcun punto in comune.</p>
<p>Rette coincidenti: rette parallele che hanno un punto in comune.</p>
<p><span id="more-164"></span>Dopo aver copiato tutto sul quaderno, Maddalena si godette il suono più bello del momento più bello della giornata, la campanella della ricreazione: quei quindici minuti che rendevano sopportabili le cinque ore, quei quindici minuti che popolavano i suoi sogni più belli, quei quindici minuti nei quali il suo cuore batteva e il suo respiro si fermava.</p>
<p>Da un po&#8217;, tutte le sue emozioni si concentravano in quei quindici minuti, quando vedeva quegli occhi, occhi verde mare dove lei si perdeva: quanto erano belli! Erano gli occhi di Alex, che Maddalena riusciva a vedere solo in quei quindici minuti. Ogni volta che lui l’incrociava, Maddalena si lanciava in quel verde e in quel sorriso che lui le scoccava prima di andarsene per la sua strada.</p>
<p>Tornata al banco, Maddalena occhieggiò quei noiosissimi appunti, e pian piano le rette presero forma, la forma della sua vita: le rette incidenti erano i suoi, che in un qualche punto della loro vita si erano incontrati per poi separarsi e prendere strade diverse. Le parallele erano lei e Alex che stavano nella stessa scuola, si vedevano ogni giorno, si guardavano, ma non si incontravano mai. Le rette coincidenti erano i suoi sogni che le due parallele riuscissero ad avere un punto in comune e diventassero inseparabili: in quel momento desiderava quella coincidenza più di ogni altra cosa al mondo, in fondo bastava poco, solo un punto; e un punto non è niente in confronto agli infiniti che stanno sulle rette! Un punto non ha dimensioni, ma è sufficiente per cambiare il destino di due rette. Nella vita può mai esistere una cosa del genere? Due che non hanno niente in comune, che non si conoscono nemmeno, possono in un solo istante diventare una cosa sola?</p>
<p>Era bello sognare, ma la vita è realtà e non si vive di sogni; nella realtà, lei per Alex era una ragazza che compariva durante gli intervalli, niente di più e Maddalena poteva solo guardare i suoi occhi per qualche frazione di secondo. Maddalena doveva vivere la realtà, non rincorrere un sogno. Quei quindici minuti erano solo quindici minuti e nient’altro: basta corse nei corridoi per incrociare il suo sguardo verde, basta batticuore e respiri interrotti.</p>
<p>In una di quelle mattine in cui daresti di tutto per dormire, Maddalena si scosse e andò alla macchinetta del caffé, inserì le monete per il solito caffélatte e fece per tornare in classe, quando un gomito centrò il bicchierino versandolo sulla sua maglietta preferita. Non è possibile! Tutte a lei devono capitare? C’era proprio da dirne due a quel maleducato, che non guardava dove camminava. Ma, alzata la testa, le parole si incastrarono né su né giù, il suo cuore cominciò a battere e quasi si dimenticò di respirare, con lo sguardo piantato in due occhi verde mare: che belli quegli occhi! E non erano mai stati così vicini ai suoi.</p>
<p>“Scusa, non volevo, mi dispiace…” era lui, era Alex!, e sembrava veramente dispiaciuto, imbarazzato quanto lei.</p>
<p>“Non…”, a sentirne la voce, il battito di Maddalena accelerò, e le parole s’incastrarono ancora di più: “&#8230; non preoccuparti&#8230; non importa”.</p>
<p>“Come? Guarda: la maglietta è piena di caffé&#8230; come posso farmi perdonare?”</p>
<p>“No, veramente, tranquillo, è tutto a posto”. Poteva arrabbiarsi con lui? Impossibile, nonostante la maglietta da buttare: marrone dove poco prima era bianca.</p>
<p>“Insisto. Lascia almeno che ti ripaghi il caffé, è il minimo&#8230;”</p>
<p>“Magari, ma ora devo tornare in classe. Non faccio in tempo”</p>
<p>“Ok&#8230; allora che ne dici di oggi pomeriggio?”</p>
<p>“Come?”</p>
<p>“Se oggi pomeriggio esci con me, cosi ti ripago il caffè?”</p>
<p>“Ma, veramente, non preoccuparti, non ti devi disturbare, poi non ci conosciamo nemmeno&#8230;”. Lei sì che lo conosceva, ma come poteva dirgli di tutti gli intervalli passati a cercare il suo sguardo?</p>
<p>“Scusa, che maleducato! Mi chiamo Alex&#8230; tu Maddalena vero?”</p>
<p>“Sì&#8230; come lo sai?”</p>
<p>“Amici&#8230; allora, ci conto&#8230; ci vediamo alle quattro e mezzo al parco!”</p>
<p>“Va bene! OK, ora devo scappare!”. Non riusciva a crederci, sarebbe stata lì per sempre solo per parlare con lui; la cosa più meravigliosa era che l&#8217;aveva pure invitata a uscire. I sogni potevano diventare realtà!</p>
<p>Le ultime ore passarono tra pensieri, forse, ma, però.</p>
<p>Poi arrivarono le quattro e Maddalena si preparò per andare al parco, dove trovò Alex con il caffé caldo, caldo. Lui le sorrise e lei non riusciva a credere di essere con lui. Passarono il pomeriggio a parlare, ridere e scherzare e lui sembrava sempre più meraviglioso. Quando Axel la guardava, Maddalena faceva fatica a stare dietro alle parole, persa com’era in quello sguardo verde.</p>
<p>“Grazie, per il caffé. Mi sono divertita… molto!”</p>
<p>“Anch’io. Scusa per la maglietta, anche se in questo momento sono contento di avertela sporcata, altrimenti non saremmo qui”. Il cuore di Maddalena ricominciò a battere, non credeva alle sue orecchie, e tornò a pensare alle sue rette, perché aveva capito che era possibile, la sua coincidenza era arrivata, le due rette parallele avevano finalmente il loro punto in comune, quel caffé, la coincidenza che li aveva fatti incontrare; e ora erano insieme, lei e Alex, che la guardava negli occhi in uno di quei momenti che non c&#8217;è niente da dire, quando qualsiasi parola è di troppo. Chissà che pensieri aveva lui? Probabilmente gli stessi di Maddalena: le se avvicino e la baciò&#8230;</p>
<p>Da quel giorno, le parallele furono coincidenti!</p>
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	</item>
		<item>
		<title>Storia di una ics</title>
		<link>http://tinsuac.wordpress.com/2009/10/09/storia-di-una-ics/</link>
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		<pubDate>Fri, 09 Oct 2009 15:27:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>danielegouthier</dc:creator>
				<category><![CDATA[scrivere o non scrivere]]></category>

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		<description><![CDATA[[Racconto di Matteo Cianchetti, selezionato tra quelli prodotti nel laboratorio di scrittura e scienza tenuto da Robert Ghattas al Liceo Scientifico Alessi di Perugia, nella primavera 2009]. [PDF] “Io sono nata per essere un 2!!!” Ripeteva morbosamente dentro di sé la nostra incognita. “Perché devo essere risolta da un ragazzo che non sa niente di matematica?”. [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=tinsuac.wordpress.com&amp;blog=1243291&amp;post=157&amp;subd=tinsuac&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[Racconto di Matteo Cianchetti, selezionato tra quelli prodotti nel <a style="color:#557799;text-decoration:none;" href="http://tinsuac.wordpress.com/2009/09/25/quattro-racconti-matematici/">laboratorio di scrittura e scienza</a> tenuto da Robert Ghattas al Liceo Scientifico Alessi di Perugia, nella primavera 2009].</p>
<p>[<a href="http://tinsuac.files.wordpress.com/2009/10/matteocianchetti.pdf">PDF</a>]</p>
<p>“Io sono nata per essere un 2!!!” Ripeteva morbosamente dentro di sé la nostra incognita.</p>
<p>“Perché devo essere risolta da un ragazzo che non sa niente di matematica?”.</p>
<p>E, ogni volta che veniva trascritta qualche quadretto più in basso, le sue lamentele aumentavano: “No, ragazzo, non va bene! Hai sbagliato!! Non hai cambiato il segno!”.</p>
<p>Cominciava a perdere ogni speranza, e come criticarla? Il suo destino era stato messo in mani altrui, e lei non poteva ribellarsi, gridare, reagire: era sola e in balia di qualcosa di più grande e più forte.<span id="more-157"></span></p>
<p>“E ora ti metti anche a sbagliare le moltiplicazioni!?”. Desiderava ardentemente che il suo grido si trasformasse in qualcosa di reale, che anche il ragazzo potesse capire, ma non sarebbe stato così. Forse lei non era altro che un piccolo segno e nulla di più… ma non le importava, voleva solo appagare il suo grido, un grido pieno di volontà di essere.</p>
<p>“Ragazzo, sei senza speranza”, era l’ennesimo commento all’ennesimo presunto errore del povero giovanotto.</p>
<p>“Spero che la professoressa passi a controllare”. Quando si è disperati ci si aggrappa a ogni vana e piccola speranza ma anche questa non poteva che essere delusa: la professoressa era impegnata in un&#8217;altra aula a progettare qualche nuova gita. “O almeno che un compagno curioso sbirciando sul foglio si accorga dei tuoi errori!” Eh, ma lei non sapeva che il ragazzo era un tipo poco sociale che se avvicinato impudentemente sarebbe stato capace di atti di rabbia inaudita: per questo era relegato in un angolo della classe, seduto su una sedia sola, su un banco solo, ma a lui stava bene così, non si lamentava di questo.</p>
<p>Se solo lei avesse potuto parlare, esprimersi per correggere quello sventurato, ingenuo ragazzo, lo avrebbe aiutare a superare tutti i suoi dubbi sull’equazione.</p>
<p>All’improvviso il ragazzo era tornato sui suoi passi, stava controllando le righe precedenti ma, dalla posizione in cui era ormai la nostra incognita, non riusciva a distinguere i simboli e le correzioni, sapeva solo che lui stava agitando la penna come per cancellare e sembrava che leggesse freneticamente quasi alla ricerca di un errore: la speranza ritornava viva e non le restava altro se non crederci. Mentre compariva nuovamente su un quadretto diverso, si chiedeva cosa ne sarebbe stato di lei. Mancava poco alla fine, tutto si era semplificato e il risultato era vicino.</p>
<p>Se avesse avuto un cuore, avrebbe battuto come non mai. Se avesse avuto un corpo, avrebbe sudato come non mai. Se avesse avuto gambe, avrebbero tremato come non mai. Insomma era in ansia, come non mai.</p>
<p>“Ecco si siamo…”. L’ultima scia di inchiostro stava per essere lasciata dalla penna e l’ultimo numero stava per comparire… tutta la sua speranza in un numero&#8230;</p>
<p style="text-align:center;"><em>x</em> =</p>
<p style="text-align:center;">***</p>
<p>L’ennesima equazione da risolvere, l’ennesima di una lunga serie assegnatagli dalla professoressa come preparazione al compito di giovedì. Non finivano più, risultato dopo risultato, le risolveva, con velocità e precisione.</p>
<p>Il ragazzo provava un’emozione speciale ogni volta che doveva risolvere un problema o un’equazione: la consapevolezza che, per una volta, era lui l’artefice del destino, anche se solo di quei semplici numeri, lo rendeva felice; doversi districare tra una selva di numeri per arrivare a un solo valore, quello giusto era qualcosa di indescrivibile per lui. La sua conoscenza lo guidava, lo correggeva, solo quella contava per una volta.</p>
<p>Però questa volta il compito era arduo, quest’equazione era complessa; ma non si demoralizzava, anzi, la difficoltà lo incitava ad andare avanti, non vedeva l’ora di assaporare la sensazione dell’enigma risolto.</p>
<p>Numero dopo numero, conto dopo conto, si avvicinava al risultato. Ma provava una strana sensazione, i numeri che scriveva gli sembravano inadatti; più andava avanti più questa sensazione cresceva dentro di lui. All’improvviso, come un gatto che vede un topo, scattò con la penna sulla seconda riga e cominciò a controllarla. I suoi occhi saettavano da un numero all’altro, per trovare quello che rompeva la perfetta armonia di simboli e cifre; voleva trovare l’intruso, quel piccolo tratto di inchiostro sbagliato che gli faceva provare una sensazione così strana. Ed eccolo! Finalmente! Cancellò con un tratto veloce e preciso, e ripartì a controllare le righe successive; quel piccolo sgorbio aveva compromesso tutto il procedimento, non ci voleva… ora ci sarebbe voluto un bel po’ per correggere il tutto.</p>
<p>Era tornato in pari. Ultima riga, ultimo numero, ma ancora quelle cifre non lo convincevano, spostò la penna poco più sopra e con l’occhio notò la magica comparsa di un 3. Lo cancellò e corresse tutti i calcoli successivi. Ora era tutto giusto, il suo istinto glielo diceva, ultimo calcolo, ultima scia di inchiostro…</p>
<p style="text-align:center;">***</p>
<p align="center">… <em>x</em> =</p>
<p>Ma il ragazzo non scriveva niente, aveva riportato la penna sopra la visuale della nostra incognita. Un’altra speranza, un’altra delusione, non ne poteva più, voleva soltanto che quell’ultimo fatale numero comparisse per sentenziare la sua fine, che fosse quella che le avrebbe dato una grande gioia, o che fosse soltanto la fine.</p>
<p style="text-align:center;"><em>x</em> =</p>
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		<title>Interrogati, probabilmente</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Oct 2009 15:53:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>danielegouthier</dc:creator>
				<category><![CDATA[scrivere o non scrivere]]></category>

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		<description><![CDATA[[Racconto di Faina&#38;Mercanti, selezionato tra quelli prodotti nel laboratorio di scrittura e scienza tenuto da Robert Ghattas al Liceo Scientifico Alessi di Perugia, nella primavera 2009]. [PDF] C’era una volta uno studente che si chiamava Cesare, una persona molto complessa, e non sapendo che scrivere si mise a parlare d’Irene e di Raffaele. Irene e Raffaele [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=tinsuac.wordpress.com&amp;blog=1243291&amp;post=152&amp;subd=tinsuac&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[Racconto di Faina&amp;Mercanti, selezionato tra quelli prodotti nel <a style="color:#557799;text-decoration:none;" href="http://tinsuac.wordpress.com/2009/09/25/quattro-racconti-matematici/">laboratorio di scrittura e scienza</a> tenuto da Robert Ghattas al Liceo Scientifico Alessi di Perugia, nella primavera 2009].</p>
<p>[<a href="http://tinsuac.files.wordpress.com/2009/10/faina_mercanti.pdf">PDF</a>]</p>
<p>C’era una volta uno studente che si chiamava Cesare, una persona molto complessa, e non sapendo che scrivere si mise a parlare d’Irene e di Raffaele. Irene e Raffaele non sapevano che scrivere; Irene, pur avendo molta immaginazione, si arrese e non scrisse nulla, mentre Raffaele, il quale adorava il realismo, si mise a scrivere di Quo. Anche Quo non sapeva che scrivere, ma essendo una persona razionale, si mise a scrivere di Zaccaria. Lui era un tipo molto strano perché diceva d’essere intero, ma nessuno capiva interamente cosa intendesse, il quale come gli altri non sapeva cosa scrivere, ma alla fine decise di scrivere di Nicoletta. Lei amava la natura e, naturalmente, anche lei non sapeva cosa scrivere, alla fine decise di parlare di una classe di 19 studenti.</p>
<p><span id="more-152"></span>In questa classe la mattina del 9 maggio 2029 inizia l’ultimo giro di interrogazioni di matematica. Tutti avevano paura di essere interrogati, gli insiemi non li aveva capiti nessuno, la prof avrebbe interrogato tre persone quel giorno e tutto stava nello scoprire chi. La prof sceglieva le sue vittime a caso, tutto stava nel calcolare la probabilità di essere interrogati. I più bravi in matematica e anche nel calcolo delle probabilità erano i numeri 5, 9, e 13. Questi tre genietti, all’arrivo della professoressa, si lamentarono perché usando la data del giorno per scegliere chi interrogare, tutti loro tre sarebbero stati scelti, perché era il nono giorno del quinto mese di un anno della cui somma delle cifre dava risultato 13.</p>
<p>Per dimostrare la loro tesi impiegarono numerosi minuti e la prof decise di ridurre il numero di interrogati a due e di utilizzare il metodo dell’agenda. Il resto della classe non si mise a protestare contro i tre genietti perché era senza argomenti validi per contrastarli. Quindi si procedette con il sorteggio sull’agenda e la prof decise, in caso di uscita di un numero maggiore di 19, di scegliere tramite la somma delle cifre.</p>
<p>Nonostante due dei genietti (il 5 e il 9) evessero più probabilità di uscire rispetto a quelli che in ordine alfabetico erano dopo il 12, non protestarono per paura di essere interrogati per eccesso di proteste; e il resto dei ragazzi che in ordine alfabetico erano prima del 12 non pensavano di aver maggiori probabilità di essere interrogati quindi non protestarono nemmeno loro. Il 3 e il 4, avendo maggiori probabilità di essere interrogati, quel giorno furono puniti per non aver ragionato e furono interrogati.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/tinsuac.wordpress.com/152/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/tinsuac.wordpress.com/152/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/tinsuac.wordpress.com/152/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/tinsuac.wordpress.com/152/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/tinsuac.wordpress.com/152/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/tinsuac.wordpress.com/152/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/tinsuac.wordpress.com/152/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/tinsuac.wordpress.com/152/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/tinsuac.wordpress.com/152/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/tinsuac.wordpress.com/152/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/tinsuac.wordpress.com/152/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/tinsuac.wordpress.com/152/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/tinsuac.wordpress.com/152/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/tinsuac.wordpress.com/152/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=tinsuac.wordpress.com&amp;blog=1243291&amp;post=152&amp;subd=tinsuac&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Matematica calcistica</title>
		<link>http://tinsuac.wordpress.com/2009/09/25/matematica-calcistica/</link>
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		<pubDate>Fri, 25 Sep 2009 14:01:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>danielegouthier</dc:creator>
				<category><![CDATA[scrivere o non scrivere]]></category>

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		<description><![CDATA[[Racconto di Lorenzo Papini, selezionato tra quelli prodotti nel laboratorio di scrittura e scienza tenuto da Robert Ghattas al Liceo Scientifico Alessi di Perugia, nella primavera 2009]. [PDF] David sbadigliava annoiato. Il professore di matematica aveva iniziato la sua lezione da poco più di quindici minuti, un misero quarto d’ora e lui già si annoiava [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=tinsuac.wordpress.com&amp;blog=1243291&amp;post=144&amp;subd=tinsuac&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[Racconto di Lorenzo Papini, selezionato tra quelli prodotti nel <a href="http://tinsuac.wordpress.com/2009/09/25/quattro-racconti-matematici/">laboratorio di scrittura e scienza</a> tenuto da Robert Ghattas al Liceo Scientifico Alessi di Perugia, nella primavera 2009].</p>
<p>[<a href="http://tinsuac.files.wordpress.com/2009/09/lorenzopapini1.pdf">PDF</a>]</p>
<p>David sbadigliava annoiato. Il professore di matematica aveva iniziato la sua lezione da poco più di quindici minuti, un misero quarto d’ora e lui già si annoiava a morte. Noia che manifestava con sbadigli puntuali ogni cinque minuti. Nell’arco dell’anno scolastico, o, come lo definiva lui, dei sei mesi di sofferenza, il professore l’aveva già rimproverato più volte per quei comportamenti e quegli sbadigli. “Bravo David, continua a sbadigliare, a ignorare la matematica e a inseguire un pallone. Voglio proprio vedere dove finirai quando quel pallone si bucherà”, gli diceva.<span id="more-144"></span></p>
<p>In realtà le critiche del professore erano giuste. David non era tipo da immergersi in un libro d’algebra o di geometria, non si era mai appassionato a equazioni, frazioni, triangoli, x e y. Faceva solo quello che era necessario, “i compiti che dovevano farsi per forza” diceva, e quando aveva anche solo un attimo di tempo prendeva il pallone, metteva la sua maglia preferita, quella del Manchester United, usciva di casa e scendeva al campetto, il suo campetto. Quando pioveva, oppure la domenica, accendeva la televisione e si sdraiava sul letto a guardare il Manchester, il suo Manchester, nelle cui giovanili giocava. Giocare a calcio era di gran lunga la sua attività preferita. Stare sul campo lo rilassava, correre, dare istruzioni ai compagni lo faceva sentire qualcuno, battere una punizione superando la barriera, dribblare un avversario, infilare la rete con un destro o un colpo di testa era il suo modo per superare i problemi, le depressioni, le inquietudini della sua età. Era pure bravo, vinceva spesso il confronto con i ragazzi del campetto, “Del resto gioco nel Manchester”, diceva, ma non per vantarsi, quanto per rispondere alle lodi che, di tanto in tanto, gli venivano fatte.</p>
<p>E la matematica “Ma…”, pensandoci storceva la bocca. Risolvere un equazione non era come giocare a pallone, “dare un valore a una stupida x è molto più difficile che segnare da centrocampo”, diceva.</p>
<p>Quel giorno, come tutti gli altri, pensava alla partita di ritorno che si sarebbe giocata l’indomani, non era una partita qualsiasi, era il ritorno della semifinale regionale.</p>
<p>“Pensa al pallone, pensa al calcio” gli diceva il prof, “voglio proprio vedere, domani, come farai il compito”. Già, il compito. David non se ne ricordava nemmeno, comunque nemmeno gli interessava troppo. Si poteva sacrificare un compito per una semifinale, pensava, quindi quel giorno si sarebbe allenato come tutti gli altri.</p>
<p>Nel pomeriggio dovette però desistere dal suo proposito. Una grande nuvola grigia, spalleggiata da tre o quattro compagnette più piccole aveva deciso di fare una gita proprio lì, scatenando un violento temporale. Dopo un’ora passata a guardare fuori dalla finestra, David si girò, vide il libro di algebra sopra il tavolo, “hai vinto” disse e lo aprì. Per una buona mezz’ora stette lì a fare le noiosissime equazioni di primo grado. A un certo punto ne incontrò una in cui la x, cioè l’incognita si eliminava. Scrisse 1-1=2-2.</p>
<p>Sorrise a questo passaggio. 1-1 e 2-2 erano delle sottrazioni, ma potevano essere anche risultati calcistici: la partita d’andata era proprio finita 1-1.</p>
<p>1-1=2-2… Quell’uguaglianza gli sembrava strana. Ci mise un secondo a capire perché. Per la matematica che noi tutti conosciamo 1-1=2-2, ovvero 0=0, ma per un’altra matematica, quella del calcio, delle tattiche, dei 4-4-2 e 4-3-3 dove uno a uno è diverso da due a due. Infatti, nelle sfide ad andata e ritorno, in caso di parità, la squadra che ha segnato più gol fuori, vince. Quell’uguaglianza per un matematico, per un semplice studente del liceo, forse anche solo per un bambino delle elementari è ovvia, per David stranissima. In più i segni meno gli sembravano proprio uguali ai trattini che separavano i gol di una squadra dall’altra. E ciò lo fece pensare irrimediabilmente alla partita che si sarebbe svolta l’indomani. Avevano pareggiato 1-1  in casa, dunque un 2-2 fuori sarebbe stato sufficiente per passare il turno, anche se quel pensiero non gli piaceva: lui voleva vincere non soltanto pareggiare.</p>
<p>Guardò fuori, pioveva ancora. Sospirò, il pallone doveva proprio aspettare. Si rimise a fare gli esercizi di matematica. Esercizio quattrocento quaranta due. Sorrise. Esercizio 442. Il 4-4-2! Lo schema più famoso del mondo! In un libro di matematica si potevano trovare davvero cose divertenti.</p>
<p>E quel giorno David affrontò i compiti con un altro spirito, risolvendo equazioni, studiando la matematica e collegandola con quello che gli piaceva di più, il calcio.</p>
<p>Nasceva così una sorta di matematica calcistica in cui x, ovvero l’incognita, diventava ad esempio il numero di gol che avrebbe fatto la sua squadra, o il numero del giocatore decisivo o il numero di medaglie, di coppe che avrebbe vinto nella sua carriera. Ogni volta iniziava a risolvere con un pensiero di questo tipo e in breve il tempo passò.</p>
<p>Quel pomeriggio non smise mai di piovere e le sette vennero molto prima che David se ne accorgesse. Quando arrivarono, chiuse il libro. “Però è stato divertente, tutto sommato”, pensò tra sé e sé, “certo, non come giocare a pallone” aggiunse guardando fuori dalla finestra.</p>
<p>E venne il giorno seguente, che era il giorno della partita, ma anche del compito di matematica.</p>
<p>Quando il prof distribuì i compiti, David non era preoccupato come al solito, forse perché il nervosismo per la partita seguente non lasciava spazio alla preoccupazione, forse perché si sentiva sicuro di avere studiato bene tra 4-4-2 ed equazioni calcistiche.</p>
<p>Fatto sta che quando consegnò il compito si sentì molto più sicuro del solito e pronto ad affrontare la partita.</p>
<p>Finita la scuola andò alla solita pizzeria. “David, fatti onore mi raccomando. E fai onore al Manchester”, gli raccomandò il pizzaiolo dopo avergli dato il pranzo: ormai anche lui era un suo tifoso.</p>
<p>Finito di mangiare, via al campo, un saluto ai compagni e giù negli spogliatoi. La sua maglia con il grande numero 7, il suo numero 7, l’aspettava.</p>
<p>Quella però non sembrava una partita facile per David e per la maglia numero 7. Erano andati sotto quasi subito, causa il centravanti avversario, e 1-0 era finito il primo tempo. Serviva una scossa, diceva l’allenatore. La maglia numero 7 fece la sua figura nel secondo tempo. Dopo una grande azione sulla fascia destra sfornò un cross perfetto che il suo amico e centravanti non poté che schiantare in rete.</p>
<p>“Bravo, bravo” gli gridò David che però voleva un altro gol per evitare la parità e i tempi supplementari. Fino a quel momento l’equazione era rispettata.</p>
<p>1-1=1-1. Poi arrivò un altro gol della squadra avversaria e, proprio all’ultimo minuto, dopo azione memorabile della maglia numero 7, la vittoria andò alla giovanile del Manchester United e la proiettò in finale. David si girò verso il tabellino. Era sempre un’emozione leggere il proprio numero 7 nel resoconto dei gol.</p>
<p>Era finita 2-2, pensava, erano passati. E ripensò all’equazione del giorno prima.</p>
<p>1-1=2-2. “Eh, no!”, si disse “forse in matematica sarà anche uguale, ma nel calcio no. E passiamo noi!”. Tutto il resto del giorno fu una festa e la sera David fu dispiaciuto di dover andare a letto, perché quella giornata se l’era goduta veramente a fondo.</p>
<p>Il giorno dopo, il prof aveva già corretto i compiti. “Ma questo qui non ha niente da fare?”, pensò David, però, quando vide il compito si rallegrò parecchio. Non era né un 5 e mezzo né un 6 stiracchiato. Era un bel 7. Proprio il suo numero. E quando andò a riconsegnare il compito il prof annotando il voto sul registro gli disse, “Bravo David, vedo che allora hai qualcos’altro in testa a parte il pallone. E che hai fatto ieri ragazzo? Hai vinto?”. “Sì, abbiamo fatto 2-2 e siamo passati” e a quell’affermazione seguì un coro di elogi. “Ma se hanno fatto 1-1 all’andata e 2-2 adesso non saranno pari”, pensava il prof che concluse con un “Bah” il suo ragionamento.</p>
<p>Calcio batte matematica. Uno a zero.</p>
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		<title>Quattro racconti matematici</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Sep 2009 13:05:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>danielegouthier</dc:creator>
				<category><![CDATA[le idee e l'esperienza]]></category>
		<category><![CDATA[scrivere o non scrivere]]></category>
		<category><![CDATA[Alice&Bob]]></category>
		<category><![CDATA[Bocconi]]></category>
		<category><![CDATA[laboratorio]]></category>
		<category><![CDATA[Liceo Alessi]]></category>

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		<description><![CDATA[La scuola raccontata con gli occhi della matematica è fatta di compiti in classe, interrogazioni, intervalli, gioco del calcio e… innamoramenti. Nella primavera 2009, gli studenti delle seconde F e G del Liceo Scientifico Alessi di Perugia hanno partecipato a un laboratorio di scrittura e scienza tenuto da Robert Ghattas (che ne parla su Alice&#38;Bob, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=tinsuac.wordpress.com&amp;blog=1243291&amp;post=139&amp;subd=tinsuac&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La scuola raccontata con gli occhi della matematica è fatta di compiti in classe, interrogazioni, intervalli, gioco del calcio e… innamoramenti. Nella primavera 2009, gli studenti delle seconde F e G del Liceo Scientifico Alessi di Perugia hanno partecipato a un laboratorio di scrittura e scienza tenuto da Robert Ghattas (che ne parla su <a href="http://matematica.unibocconi.it/pubblicazioni/alicebob.htm">Alice&amp;Bob</a>, nel numero che uscirà nell’autunno 2009: è tutto un fatto di stagioni!). Ne sono nati sedici racconti vivi e vivaci. Ne abbiamo selezionati quattro, che pubblichiamo nelle prossime settimane:</p>
<ul>
<li>“<a href="http://tinsuac.wordpress.com/2009/09/25/matematica-calcistica/">Matematica calcistica</a>” di Lorenzo Papini</li>
<li>“<a href="http://tinsuac.wordpress.com/2009/10/01/interrogati-probabilmente/">Interrogati, probabilmente</a>” di Faina&amp;Mercanti</li>
<li>“<a href="http://tinsuac.wordpress.com/2009/10/09/storia-di-una-ics/">Storia di una ics</a>” di Matteo Cianchetti</li>
<li>“<a href="http://tinsuac.wordpress.com/2009/11/09/per-coincidenza/">Per coincidenza</a>” scritto da Anamaria Voicu (che uscirà, sempre nello stesso numero di Alice&amp;Bob nella rubrica Rac/Conti).</li>
</ul>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/tinsuac.wordpress.com/139/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/tinsuac.wordpress.com/139/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/tinsuac.wordpress.com/139/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/tinsuac.wordpress.com/139/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/tinsuac.wordpress.com/139/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/tinsuac.wordpress.com/139/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/tinsuac.wordpress.com/139/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/tinsuac.wordpress.com/139/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/tinsuac.wordpress.com/139/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/tinsuac.wordpress.com/139/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/tinsuac.wordpress.com/139/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/tinsuac.wordpress.com/139/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/tinsuac.wordpress.com/139/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/tinsuac.wordpress.com/139/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=tinsuac.wordpress.com&amp;blog=1243291&amp;post=139&amp;subd=tinsuac&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Trentuno</title>
		<link>http://tinsuac.wordpress.com/2009/08/18/trentuno/</link>
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		<pubDate>Tue, 18 Aug 2009 13:36:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>robertghattas</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[E questa volta è trentuno. Sfuggente, dispari, primo: così il trentuno, messo subito dopo la festa della decina piena. Ma sempre la fretta non dice la verità. Numero di pienezza, il trentuno, appena si ha la pazienza di guardarlo con dita che non siano ancora le dieci. Nella discrezione umile di due sole dita diventa [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=tinsuac.wordpress.com&amp;blog=1243291&amp;post=137&amp;subd=tinsuac&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E questa volta è trentuno.<br />
Sfuggente, dispari, primo: così il trentuno, messo subito dopo la festa della decina piena. Ma sempre la fretta non dice la verità. Numero di pienezza, il trentuno, appena si ha la pazienza di guardarlo con dita che non siano ancora le dieci. Nella discrezione umile di due sole dita diventa 11111: senza farsi notare, dopo il rumore degli anni, tutti sono rientrati a casa. Tutte le celle sono occupate, questa notte. Nel silenzio trentuno è questo: non la festa dell&#8217;uscire ma del rientrare in casa, non le esplosioni del sole del mezzodì ma le intime riflessioni notturne (che anche è anagramma di trentuno).</p>
<p>Eccolo, il trentuno col suo sogno: far rientrare tutto a casa, senza lasciare più nessuno e niente fuori, nemmeno quello che non si è amato mai.</p>
<p>Che robert possa vivere la pienezza, in questo trentuno.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/tinsuac.wordpress.com/137/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/tinsuac.wordpress.com/137/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/tinsuac.wordpress.com/137/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/tinsuac.wordpress.com/137/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/tinsuac.wordpress.com/137/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/tinsuac.wordpress.com/137/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/tinsuac.wordpress.com/137/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/tinsuac.wordpress.com/137/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/tinsuac.wordpress.com/137/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/tinsuac.wordpress.com/137/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/tinsuac.wordpress.com/137/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/tinsuac.wordpress.com/137/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/tinsuac.wordpress.com/137/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/tinsuac.wordpress.com/137/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=tinsuac.wordpress.com&amp;blog=1243291&amp;post=137&amp;subd=tinsuac&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>uik end da scrittori</title>
		<link>http://tinsuac.wordpress.com/2009/05/25/uik-end-da-scrittori/</link>
		<comments>http://tinsuac.wordpress.com/2009/05/25/uik-end-da-scrittori/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 25 May 2009 09:52:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolomag</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Ma la vecchia, mai defunta (spero), idea del uik end dello scrittore?&#8230; No eh? Démodé ?<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=tinsuac.wordpress.com&amp;blog=1243291&amp;post=136&amp;subd=tinsuac&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ma la vecchia, mai defunta (spero), idea del uik end dello  scrittore?&#8230; No eh? Démodé ?</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/tinsuac.wordpress.com/136/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/tinsuac.wordpress.com/136/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/tinsuac.wordpress.com/136/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/tinsuac.wordpress.com/136/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/tinsuac.wordpress.com/136/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/tinsuac.wordpress.com/136/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/tinsuac.wordpress.com/136/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/tinsuac.wordpress.com/136/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/tinsuac.wordpress.com/136/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/tinsuac.wordpress.com/136/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/tinsuac.wordpress.com/136/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/tinsuac.wordpress.com/136/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/tinsuac.wordpress.com/136/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/tinsuac.wordpress.com/136/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=tinsuac.wordpress.com&amp;blog=1243291&amp;post=136&amp;subd=tinsuac&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">paolomag</media:title>
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		<title>Tutti in fila &#8211; le cosmicomiche II</title>
		<link>http://tinsuac.wordpress.com/2009/05/04/tutti-in-fila-le-cosmicomiche-ii/</link>
		<comments>http://tinsuac.wordpress.com/2009/05/04/tutti-in-fila-le-cosmicomiche-ii/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 04 May 2009 16:01:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>stefanosandrelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[A causa dell&#8217;enorme distanza dalla Terra, i pianeti sembrano muoversi sulla volta di un cielo di stelle. Quando i pianeti, ciascuno sulla propria orbita, si trovano allineati con la linea di vista di noi terrestri, ci appaiono raggruppati, quasi fossero prossimi a uno scontro cosmico. Qualche falso profeta ne approfitta allora per prevedere disastri regolarmente [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=tinsuac.wordpress.com&amp;blog=1243291&amp;post=130&amp;subd=tinsuac&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>A causa dell&#8217;enorme distanza dalla Terra, i pianeti sembrano muoversi sulla volta di un cielo di stelle. Quando i pianeti, ciascuno sulla propria orbita, si trovano allineati con la linea di vista di noi terrestri, ci appaiono raggruppati, quasi fossero prossimi a uno scontro cosmico. Qualche falso profeta ne approfitta allora per prevedere disastri regolarmente disattesi.</em></p>
<p>- Quando ce lo dissero, eravamo lì al solito posto, in riva al mare, con le canne da pesca pronte all&#8217;uso &#8211; iniziò pensieroso <em>Qwfwq</em> &#8211; I pianeti, i pianeti tutti si sarebbero raggruppati nel cielo,  quella notte, a formare una luce grande quasi quanto la luna, dicevano, certamente più grande, asseriva qualche esperto, ma più del sole, aggiungevano altri, rivedendo i dati, calcolando e distribuendo pesi e misure.</p>
<p>- Occosa volete &#8216;he succeda, bischeri! &#8211; ci ammoniva LiPiFi &#8211; Tutt&#8217;al più, e&#8217; saranno &#8216;ome tre o quattro lucciole, mi&#8217;a altro! -</p>
<p>- Ma sei matto LiPiFi! Dice viene giù il cielo! -</p>
<p>- Seee, ir cielo! Ar più viene su l&#8217;acqua! -</p>
<p>- L&#8217;acqua, come l&#8217;acqua? -</p>
<p>- A occhieccroce, secc&#8217;è una nova luna e&#8217; ci saranno anche più maree, no? &#8211; diceva.</p>
<p>L&#8217;appuntamento di noialtri amici, creduli o increduli,  era per la mezzanotte, dietro lo scoglio grande, quello a forma di fungo, più o meno a cinque minuti di nuoto veloce dalla riva.</p>
<p>T<sub>n,m</sub> ed io arrivammo per primi, eccitati come bambini, sulla barchetta di legno che già avevamo usato, un paio di eoni prima, per le nostre spedizioni sulla Luna. Eravamo nervosi e inquieti, e si capisce: i pianeti sembravano acini d&#8217;un grappolo d&#8217;uva, tanto erano vicini fra loro, e a quei tempi l&#8217;universo era ancora in rodaggio. Non eravamo affatto sicuri che le cose fossero state fatte bene, calcolando ogni dettaglio, prevedendo ogni incidente, contemplando ogni possibilità. Noi stessi subivamo variazioni di forma inattese e incoerenti e, ad aumentare l&#8217;inquietudine, qualcuno aveva messo in giro voci su un certo Noè e una sua imbarcazione particolare.</p>
<p>T<sub>n,m</sub> aveva portato con sé un metro, uno di quelli di metallo che si srotolano da un astuccio rotondo, con un laccetto per appe<img class="alignleft" title="la galassia allineata con una strada notturna" src="http://api.ning.com/files/J8OXe72pr2fGmOhU2Z6b3xJFLWw2bvZjMmJ1F0wbDH4mw-dDhztNvD8pW8un2Fcxl3njh-Jkf2Yl3OxRGr4Z8tBDgxJc8jfI/darkriftnasaphotojr7.jpg" alt="" width="252" height="381" />nderlo al polso. Ma non appenaci apparve di fronte con la sua scialuppa colorata capimmo che l&#8217;idea migliore l&#8217;aveva avuta L<sub>00</sub>L, come al solito:</p>
<p>-Cento metri di filo a piombo, &#8211; ci urlava lei, attraccando con la sua scialuppa colorata e fissandola alla nostra. &#8211; Quando la marea sale, caliamo il filo fin quando non tocca il fondo. E poi… poi vediamo se sarà davvero più alta del solito, questa marea!-</p>
<p>T<sub>n,m </sub>ed io ci guardavamo, senza sapere cosa dire. Per me era una bella notte di sale, con un mare così grande e sereno che pareva camminare sulle onde, un mare dolce e pulito come doveva essere la casina di L<sub>00</sub>L, a giudicare dal suo volto luminoso e sereno. In una notte così, che poteva accadere se non respirare l&#8217;aria fresca e umida a pieni polmoni?</p>
<p>Però, ci ricordava L<sub>00</sub>L, non era il mare che dovevamo temere, ma il cielo. Avevano detto che dovevamo temere quella Luna e quei punti luminosi raggruppati a formare una mora di rovo o un&#8217;infruttescenza di lampone. Temerli, che idea balzana! A poterli prendere, sarebbero stati tutti nell&#8217;incavo della mano, come un sorso d&#8217;acqua. Trascorsero diverse ore, nelle quali T<sub>n,m</sub>, L<sub>00</sub>L e io ci facemmo cullare dalle onde, passandoci il filo a piombo da una mano all&#8217;altra, mentre ci ripetevamo uno con l&#8217;altro che lo spazio e il tempo non non erano più quelli di prima, quando eravamo tutti più vicini e solidali.</p>
<p>Ma volete che ve lo dica? Non accadde niente. Arrivò l&#8217;alta marea, certo, ma i nostri fili registrarono una marea normale, che sollevò le barchette fin dove l&#8217;avevano sempre sollevate, non un ala di farfalla di più. Finalmente tranquillizzato, T<sub>n,m</sub> si addormentò. L<sub>00</sub>L ed io lo adagiammo nell&#8217;angolo più comodo della barca di legno, poi riavvolgemmo il filo della sua canna e ci sedemmo uno di fronte all&#8217;altra, nella scialuppa colorata di L<sub>00</sub>L.</p>
<p>E sotto il chiarore delle stelle, sotto quel grappolo di pianeti allineati, L<sub>00</sub>L e io, adagiati su un mare che aveva aspirato al cielo senza nemmeno pensare di sfiorarlo davvero, iniziammo a guardarci negli occhi. In silenzio, come non era mai successo prima. Fin quando ci sentimmo una sola persona.</p>
<p>Bisogna sempre credere ai profeti.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/tinsuac.wordpress.com/130/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/tinsuac.wordpress.com/130/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/tinsuac.wordpress.com/130/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/tinsuac.wordpress.com/130/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/tinsuac.wordpress.com/130/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/tinsuac.wordpress.com/130/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/tinsuac.wordpress.com/130/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/tinsuac.wordpress.com/130/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/tinsuac.wordpress.com/130/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/tinsuac.wordpress.com/130/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/tinsuac.wordpress.com/130/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/tinsuac.wordpress.com/130/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/tinsuac.wordpress.com/130/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/tinsuac.wordpress.com/130/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=tinsuac.wordpress.com&amp;blog=1243291&amp;post=130&amp;subd=tinsuac&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Storia alternativa della Luna</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Jan 2009 12:12:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>danielegouthier</dc:creator>
				<category><![CDATA[recensioni e segnalazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Come vi abbiao detto nel calendario, prima di Natale eravamo al Planetario per parlare di racconti che c&#8217;entrano con la scienza. Ergo di Tutti i numeri sono uguali a cinque, ma non solo, e di questo blog, ma non solo. Quella serata è stata aperta da un bello spettacolo degli amici del Planetario che racconta [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=tinsuac.wordpress.com&amp;blog=1243291&amp;post=127&amp;subd=tinsuac&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come vi abbiao detto nel <a href="http://tinsuac.wordpress.com/il-calendario/">calendario</a>, prima di Natale eravamo al Planetario per parlare di racconti che c&#8217;entrano con la scienza. Ergo di Tutti i numeri sono uguali a cinque, ma non solo, e di questo blog, ma non solo.</p>
<p>Quella serata è stata aperta da un bello spettacolo degli amici del Planetario che racconta la <a href="http://www.planetarioroma.it/mostre_ed_eventi/eventi/narrare_con_gli_occhi_della_scienza">Storia alternativa della Luna</a>.</p>
<p>Mi  è piaciuta molto!</p>
<p>Racconta di visioni lunari che un tempo erano scientifiche e vere e che oggi sono palesemente errate e ridicole. Ma così è la scienza: un giorno è vera, e quello dopo è superata da nuovi fatti, osservazioni, teorie.</p>
<p>E poi racconta per il gusto di raccontare, affascinare, tenere avvinto lo spettatore. Non per divulgare, spiegare, illustrare.</p>
<p>E questo mi piace.</p>
<p>Se avete occasione andate a vederlo.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/tinsuac.wordpress.com/127/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/tinsuac.wordpress.com/127/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/tinsuac.wordpress.com/127/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/tinsuac.wordpress.com/127/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/tinsuac.wordpress.com/127/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/tinsuac.wordpress.com/127/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/tinsuac.wordpress.com/127/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/tinsuac.wordpress.com/127/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/tinsuac.wordpress.com/127/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/tinsuac.wordpress.com/127/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/tinsuac.wordpress.com/127/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/tinsuac.wordpress.com/127/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/tinsuac.wordpress.com/127/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/tinsuac.wordpress.com/127/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=tinsuac.wordpress.com&amp;blog=1243291&amp;post=127&amp;subd=tinsuac&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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