Piccola osservazione autoreferenziale
8 Novembre 2008
Sono stato a Cagliari, dove ho parlato della raccolta “Tutti i numeri sono uguali a cinque” due volte due in una solo giornata (gran parte del successo è dovuto alle belle letture di Emanuela Valentino: grazie!): la prima al Festival della Scienza, la seconda in una serata organizzata per gli studenti del Master in Comunicazione della Scienza.
A margine del secondo, Andrea Mameli mi ha passato un appunto che non posso non condividere.
“Tutti i numeri sono uguali a cinque”, spazi inclusi, sono 35 caratteri e contemporaneamente 7 parole.
Non v’è chi non veda che 35 diviso 7 dà 5. Per l’appunto.
Tutti i numeri sono uguali a cinque.
C’era un sole che spaccava le pietre
8 Marzo 2008
Trent’anni fa, questi erano gli ultimi giorni di libertà di Aldo Moro. Il clima che si creò in Italia con la tragedia del suo rapimento è lo sfondo di un racconto che amo: “L’erba cedrina”, che trovate qui.
“C’è un sole che spacca le pietre, Aldo Moro è stato rapito da 20 giorni e noi della Stella Rossa siamo molto, molto preoccupati” è un incipit che rende bene conto di come quel rapimento impregnava di preoccupazione, ansia, dramma tutti gli italiani e con loro i protagonisti che Stefano Sandrelli fa vivere.
Io ho i miei personali ricordi di quei giorni – silenzi, lacrime, parole tese.
Poi il racconto si svolge e rimbalza tra una vicenda infantile e l’altra sino a una lezione nella quale la maestra legge uno stralcio di lettera di Aldo Moro a sua moglie Eleonora; e il piccolo protagonista – uno che portava Lotta Continua in classe – chiede: “Signora maestra, ma allora Aldo Moro era buono? Come Che Guevara? Come Pasolini? Come Peppino Impastato?”.
Ecco: questo mi sembra un bellissimo omaggio, a trent’anni di distanza.
Ordinare il caos delle cose
9 Febbraio 2008
Abbiamo presentato Tinsuac-il-libro a Trieste al Circolo della cultura e delle arti: bella serata, scambi vivaci – anche col pubblico.
Grazie a Giuseppe O. Longo, abbiamo parlato di Gadda e della sua aspirazione di “porre ordine nel caos delle cose attraverso la lingua”. Non guardiamo al successo dell’operazione né alla depressione nella quale Gadda deve essere piombato visto il caos delle sue parole.
Interessa invece notare quanto scientifica sia quest’aspirazione: “porre ordine nel caos delle cose attraverso la lingua”.
La scienza è grande creatrice di parole: la definizione è uno dei passaggi fondamentali e caratteristici del fare scienza. Con le definizioni la scienza definisce il limite di validità delle sue parole. Con le definizioni cerca di ordinare il caos del mondo, almeno di quella piccola parte di mondo che sa osservare rigorosamente.
Ecco, a me sembra che quest’aspirazione gaddiana sia un buon punto di partenza per iniziare a scrivere racconti, a narrare, a gettare sguardi sul mondo. Un’aspirazione da condividere con esperimenti concreti, vissuti, narrati.
Chi canta, chi suona
18 Dicembre 2007
La prima volta fu quando avevo 12 anni. Una domenica pomeriggio, il sole sulla porta finestra sul mare, tenuta chiusa. Era inverno. Avevo il giradischi grande per i 33 giri, con il riduttore per i 45. La musica era Stephen Schlaks, Sensitive and Delicate. La storia era quella di un gatto nero, senza un occhio. Era un gatto infernale, che seminava dolore e morte in coloro che lo raccoglievano e amavano. Non che ricordi altro, se non che la musica andava una due tre volte, mentre picchiavo di questo gatto sui tasti della mia macchina da scrivere blu e che, ogni tanto, controllavo che la carta-carbone funzionasse a dovere.
Da allora è una specie di herpes. Tanto più sono sotto pressione, quanto più scrivo. Adolescenza fatta di racconti breve ossessivamente tristi e poesie d’amore assolutamente disperate. Esemplare. Corso di laurea: pausa totale, dedizione eterna all’assimilazione. Poi è arrivata la tesi di laurea. E insieme alla tesi di laurea, esattamente negli stessi 20 giorni nei quali lavoravo dalle sei di mattina alle 2 di notte, ho scritto Luna e la notte di San Lorenzo, una favola con cui ho vinto il Premio Teramo. È nata così: un’amica ha chiamato sua figlia Luna e Vittorio Castellani mi ha insegnato tutto quel che so di evoluzione stellare. Nel mio racconto Castellani è un folletto (un leprecauno, per essere esatti) che dona alla protagonista un retino per prendere le stelle.
Più o meno è quel che faccio anche ora. Un po’ di emozioni, un divertimento, un’idea, un legame sorprendente. Vengono da dove vengono. Mi è capitato di studiare più la fisica che il latino. Più la matematica che la storia. Quindi vengono anche da lì. A volte in modo diretto, a volte in modo del tutto contorno, come in un sogno. Confesso che, ogni tanto, me ne lamento e tento il recupero con un manuale di storia, di filosofia, con un classico greco o latino. Ma la dedizione e il tempo a disposizione degli studi universitari sono irraggiungibili. Tra l’altro, la fisica, con le sue profondità, le sue interpretazioni, i suoi misteri e la sua dolce ossessione di capire e ordinare, mi piace. Mi fa tenerezza la sua testardaggine che, a patto di semplificare la realtà in modelli, riesce a dare risultati. Che poi funzionano anche per la realtà, non solo per i modelli.
Tinsuac nasce da questo mare. Siamo persone che scrivono utilizzando la materia di cui siamo fatti. E scriviamo per chi vuole leggere le nostre storie. Vorrei che andassero un po’ ovunque. Vorrei che, allo stesso modo, ci piovessero addosso storie da ovunque.
… noi che abbiamo visto Genova
1 Novembre 2007
Torniamo dal festival della scienza di Genova, dove abbiamo abbiamo fatto quattro passi tra narrativa e scienza con il pubblico, e lo abbiamo fatto invitando le persone a scrivere durante dei laboratori.
Dedicarsi tempo per scrivere e chiacchierare è stato bello e utile sia per noi che per chi ha partecipato – o perlomeno così ci è stato detto, e amiamo credere sia vero. Ne è nato un paio di dozzine di racconti, poesie, frammenti, alcuni dei quali saremmo ben contenti di pubblicare in questo blog. Se qualcuno ha qualcosa da inviarci – prodotto allora, prodotto successivamente, in giacenza nel cassetto – ce lo invii e ne faremo un post, beninteso indicandone l’autore.
Giorno di notizie
24 Settembre 2007
Lui l’avrebbe raccontato meglio. Sicuramente avrebbe messo una citazione di Paolo Conte, una di Fenoglio, una di Giovanni Lindo Ferretti e una di Wittgenstein.
Il viaggio, le alpi apuane, la massa della moto e il calore del suo motore, il vento la solitudine il mondo che scorre accelerato ai fianchi.
Poi nei dettagli l’impatto, l’anatomia squarciata della moto e quella rossa umana, la trafila moderna e al contempo medievale per accedere in corsia ospedaliera, i dosaggi farmacologici, i due interventi d’urgenza.
Luciano Celi l’avrebbe raccontato meglio, come ha fatto in Log book.
E ancora non è detto non lo faccia. Dal coma può uscire, il fegato stracciato si può ricucire, o sostituire. Oggi non abbiamo che questa mia sintetica narrazione, e soprattutto la speranza forte di leggere un giorno – presto – la sua.