Paura della matematica

30 Agosto 2008

Non avevo mai letto nulla di Peter Cameron, ma difficilmente resisto al richiamo di un Adelphi che immancabilmente sfoglio, prendo in mano o almeno occhieggio sugli scaffali di qualche libreria d’Italia. Così non ho avuto esitazione a comprare a scatola chiusa “Paura della matematica” e non mi sono posto il problema di sapere cosa fosse. L’ho comprato e basta. E sono stato fortunato.Gli editor che hanno curato questa raccolta di sei racconti più uno sapevano che un titolo così avrebbe risuonato con il nostro immaginario matematico. La paura della matematica è qualcosa di noto, diffuso e sperimentato da (quasi) tutti noi, scriverne e raccontarla vuol dire avere qualcosa in comune coi lettori, condividere con loro un’esperienza intima e spesso sgradevole.
Ma questo titolo non è un trucco editoriale per vendere qualche copia in più. La paura della matematica è protagonista del terzo dei racconti di Cameron, così come fa capolino dal quinto (“Quante volte un uomo può arrivare in coma all’Empire State Building in ascensore mentre sua moglie sale per le scale, considerando che la donna farà un gradino in meno a ogni viaggio dell’ascensore?”).
Ciò che funziona nel racconto “Paura della matematica” è che la protagonista prepara l’esame di analisi matematica, nel corso di un’estate, mentre la sua vita va avanti. Il rapporto con l’ostica disciplina è l’ordito sul quale Cameron tesse la trama. Di matematica ce n’è poca, di rimbalzo, di sghimbescio, mentre c’è tantissima atmosfera da “studio della matematica” e la preoccupazione della studentessa è la preoccupazione di tutti gli studenti. La fortuna della protagonista è d’incontrare un insegnante che è convinto che l’ignoranza in matematica si vinca mettendoci tempo, studio e dialogo con qualcuno “in grado di aiutarti”.
Insomma, un racconto pieno di sensazioni vissute e con un tocco di realistico ottimismo.

Una Risposta a “Paura della matematica”

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