Qualche settimana fa vi segnalai Corto si può fare: una bella iniziativa.

Robert ha avuto anche il merito di essere selezionato, così come Euro Carello – un altro amico al quale l’avevo segnalato – e la nostra ineffabile FEM.

Io invece non sono capace a leggere i bandi e così mi sono tutte concentrato sul fatto che il racconto doveva essere più corto di 1.800 battute e non mi sono accorto che le sfidanti richiedevano anche che dovesse essere in terza prima persona – così ho mandato un testo inaccettabile (è in terza persona! pofferbacco!), che però a me piace.

E così ve lo propongo, perché preferisco il nostro blog al mio cassetto.

Buona lettura. Sono graditi feed-back.

Castagne a maggio

A maggio piovve tutta l’acqua che non era piovuta nei suoi nove anni e l’uomo delle castagne era tornato sotto i portici. Doveva averne dei gran sacchi in cantina, di quelle col buco, che tutti compravano sperando che i giuanin fossero morti d’inverno. “Verme di castagna sa di castagna” rideva Sara e ogni mattina ne comprava un cartoccio: se maggio non era primavera allora tanto valeva che fosse autunno. E non c’è autunno senza castagne.

Al sole delle otto, buttata per terra com’era, Sara si ripeteva i soliti buffi auguri del nonno: “Buon compleanno a te e alla Bastiglia”. Poi deglutì e si ricordò dell’ultima castagna, quella che mangiava col cioccolatino rubato tutte le mattine in cucina. E la mamma, a occhi socchiusi in attesa del bacio, non guardava.

Quanto ne avrebbe voluto uno di quelli fondenti, per scacciare il freddo, mandar via la tristezza e forse il male. Ma doveva accontentarsi del ricordo: per fortuna la botta non aveva cancellato il sapore di castagne e cioccolata, ben piantato in quel punto della lingua che i denti non toccano.

Pensò alla mamma e alla frase che le mattine di maggio lasciava sospesa a mezz’aria: “Non correre che scivoli, puoi finire sotto …”. Sara non ci badava, usciva di casa, l’ombrello che svolazzava di qua e di la, e canticchiava “finire sotto, sotto, sotto … ma sotto cosa?”. E quant’erano belle le auto lucide di pioggia!

Questa della botta invece era sporca e la ruota vista da lì era polverosa, gialla come il dentro di castagna: un’enorme castagna gialla che le faceva scudo alla testa contro le grida e la paura dei passanti. D’un tratto, fu buio e proprio alla fine Sara sentì un gusto dolceamaro. E l’ultimo pensiero andò al cioccolato.

Quello prima era stato “mamma, allora è così che si muore”.

3 Risposte a “Castagne e limiti troppo stretti”

  1. luciano detto

    Caro Daniele,
    io tendo ad essere ‘definitivo’ nei miei racconti, ma anche tu non scherzi! In ogni caso mi è piaciuto perché il corto, appunto, non foss’altro che un esercizio di stile, serve a condensare, ad addensare pensieri e concetti. Nume tutelare n°1 il Beppe Ungaretti (“si sta come d’autunno / sugli alberi le foglie”, ricordi?). Nume tutelare n°2 (ma forse nella mia gerarchia sai che l’ordine è inverso…) Giovanni Lindo Ferretti (“non c’è futuro / inconsistente ora / non c’è passato / che significhi ancora / niente che valga il buio del presente”). La canzone si intitola Neukolln (forse sulla “o” c’è l’umlaut), uno dei quartieri di Berlino…

  2. robertghattas detto

    daniele! non solo non sai leggere i bandi ma non sai nemmeno ricopiarli!
    ho fatto una “piccola” modifica al tuo testo, a vantaggio della comprensione.

  3. massi3v detto

    Ha ha ha, i giuanin !

    ciao
    massimiliano

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