Castagne e limiti troppo stretti
20 Marzo 2008
Qualche settimana fa vi segnalai Corto si può fare: una bella iniziativa.
Robert ha avuto anche il merito di essere selezionato, così come Euro Carello – un altro amico al quale l’avevo segnalato – e la nostra ineffabile FEM.
Io invece non sono capace a leggere i bandi e così mi sono tutte concentrato sul fatto che il racconto doveva essere più corto di 1.800 battute e non mi sono accorto che le sfidanti richiedevano anche che dovesse essere in terza prima persona – così ho mandato un testo inaccettabile (è in terza persona! pofferbacco!), che però a me piace.
E così ve lo propongo, perché preferisco il nostro blog al mio cassetto.
Buona lettura. Sono graditi feed-back.
Castagne a maggio
A maggio piovve tutta l’acqua che non era piovuta nei suoi nove anni e l’uomo delle castagne era tornato sotto i portici. Doveva averne dei gran sacchi in cantina, di quelle col buco, che tutti compravano sperando che i giuanin fossero morti d’inverno. “Verme di castagna sa di castagna” rideva Sara e ogni mattina ne comprava un cartoccio: se maggio non era primavera allora tanto valeva che fosse autunno. E non c’è autunno senza castagne.
Al sole delle otto, buttata per terra com’era, Sara si ripeteva i soliti buffi auguri del nonno: “Buon compleanno a te e alla Bastiglia”. Poi deglutì e si ricordò dell’ultima castagna, quella che mangiava col cioccolatino rubato tutte le mattine in cucina. E la mamma, a occhi socchiusi in attesa del bacio, non guardava.
Quanto ne avrebbe voluto uno di quelli fondenti, per scacciare il freddo, mandar via la tristezza e forse il male. Ma doveva accontentarsi del ricordo: per fortuna la botta non aveva cancellato il sapore di castagne e cioccolata, ben piantato in quel punto della lingua che i denti non toccano.
Pensò alla mamma e alla frase che le mattine di maggio lasciava sospesa a mezz’aria: “Non correre che scivoli, puoi finire sotto …”. Sara non ci badava, usciva di casa, l’ombrello che svolazzava di qua e di la, e canticchiava “finire sotto, sotto, sotto … ma sotto cosa?”. E quant’erano belle le auto lucide di pioggia!
Questa della botta invece era sporca e la ruota vista da lì era polverosa, gialla come il dentro di castagna: un’enorme castagna gialla che le faceva scudo alla testa contro le grida e la paura dei passanti. D’un tratto, fu buio e proprio alla fine Sara sentì un gusto dolceamaro. E l’ultimo pensiero andò al cioccolato.
Quello prima era stato “mamma, allora è così che si muore”.
Caro Daniele,
io tendo ad essere ‘definitivo’ nei miei racconti, ma anche tu non scherzi! In ogni caso mi è piaciuto perché il corto, appunto, non foss’altro che un esercizio di stile, serve a condensare, ad addensare pensieri e concetti. Nume tutelare n°1 il Beppe Ungaretti (“si sta come d’autunno / sugli alberi le foglie”, ricordi?). Nume tutelare n°2 (ma forse nella mia gerarchia sai che l’ordine è inverso…) Giovanni Lindo Ferretti (“non c’è futuro / inconsistente ora / non c’è passato / che significhi ancora / niente che valga il buio del presente”). La canzone si intitola Neukolln (forse sulla “o” c’è l’umlaut), uno dei quartieri di Berlino…
daniele! non solo non sai leggere i bandi ma non sai nemmeno ricopiarli!
ho fatto una “piccola” modifica al tuo testo, a vantaggio della comprensione.
Ha ha ha, i giuanin !
ciao
massimiliano