To bee or not to bee

4 Febbraio 2008

Nelle mie letture onnivore quanto disordinate, non avevo mai incontrato Bret Easton Ellis. Fulvio è l’amico che mi porta le letture sghembe, cioè quelle che io mai mi procurerei ma che una volta lette ne sono contento. E anche questa volta è Fulvio ad avermi fatto conoscere BEE e il suo Lunar park.

Sono all’inizio, ma già lo divoro. Già mi divora. Il sintomo è che lo sposto dal comodino al bagno, dal bagno al divano e ritorno. Mi divora la rappresentazione – involontaria, direi – che BEE dà del principio di indeterminazione. Non si distingue la vita vissuta – di BEE – dalla vita raccontata – da BEE. Non è solo un gioco di richiami e di specchi. È molto di più: è l’autore che guarda se stesso e si racconta raccontante. E la scrittura deforma la vita – mentre è ovvia l’altra implicazione: che la vita deformi (o informi?) la scrittura.

Vado a leggerne un altro po’.

Buona giornata.

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