Corto
14 Febbraio 2008
Qua rilanciammo la proposta di scrivere un racconto in 1800 battute.
Qua uno degli esiti.
Ordinare il caos delle cose
9 Febbraio 2008
Abbiamo presentato Tinsuac-il-libro a Trieste al Circolo della cultura e delle arti: bella serata, scambi vivaci – anche col pubblico.
Grazie a Giuseppe O. Longo, abbiamo parlato di Gadda e della sua aspirazione di “porre ordine nel caos delle cose attraverso la lingua”. Non guardiamo al successo dell’operazione né alla depressione nella quale Gadda deve essere piombato visto il caos delle sue parole.
Interessa invece notare quanto scientifica sia quest’aspirazione: “porre ordine nel caos delle cose attraverso la lingua”.
La scienza è grande creatrice di parole: la definizione è uno dei passaggi fondamentali e caratteristici del fare scienza. Con le definizioni la scienza definisce il limite di validità delle sue parole. Con le definizioni cerca di ordinare il caos del mondo, almeno di quella piccola parte di mondo che sa osservare rigorosamente.
Ecco, a me sembra che quest’aspirazione gaddiana sia un buon punto di partenza per iniziare a scrivere racconti, a narrare, a gettare sguardi sul mondo. Un’aspirazione da condividere con esperimenti concreti, vissuti, narrati.
To bee or not to bee
4 Febbraio 2008
Nelle mie letture onnivore quanto disordinate, non avevo mai incontrato Bret Easton Ellis. Fulvio è l’amico che mi porta le letture sghembe, cioè quelle che io mai mi procurerei ma che una volta lette ne sono contento. E anche questa volta è Fulvio ad avermi fatto conoscere BEE e il suo Lunar park.
Sono all’inizio, ma già lo divoro. Già mi divora. Il sintomo è che lo sposto dal comodino al bagno, dal bagno al divano e ritorno. Mi divora la rappresentazione – involontaria, direi – che BEE dà del principio di indeterminazione. Non si distingue la vita vissuta – di BEE – dalla vita raccontata – da BEE. Non è solo un gioco di richiami e di specchi. È molto di più: è l’autore che guarda se stesso e si racconta raccontante. E la scrittura deforma la vita – mentre è ovvia l’altra implicazione: che la vita deformi (o informi?) la scrittura.
Vado a leggerne un altro po’.
Buona giornata.