Tuffi nella risacca scientifica e altre letture
12 Gennaio 2008
Affioro nel blog come un parassita di pagine web, non producendone alcuna personale. Ma almeno si tratta di un’emersione che intende stimolare, rivolgere lo sguardo verso quanto già si produce – e si è prodotto – riguardo alla non troppo difficile convivenza tra narrativa e scienza. Scienza narrata e narrazione scientifica sono ovunque, basta scordare i luoghi comuni delle classificazioni tradizionali. “Manoscritto trovato a Saragozza” è un testo fantastico? Certamente sì, ma anche un magnifico esempio di narrazione ricorsiva a struttura frattale (se si parla di forma), spesso smaccatamente scientifico nelle digressioni (se si parla di contenuti). “Il Pendolo di Foucault” è un best-seller storico ed erudito? Ovviamente, ma come non leggervi un trattato epistemologico pressoché completo sui limiti del pensiero analogico? Come non riconoscervi i segni di una narrativa gnoseologica che riflette sui lati oscuri della scienza al pari del gemello “Cosmo” di Gombrowicz? E così via farfalleggiando di polline in polline letterario, dalla scienza manifesta di Hoffmann, Hoeg, Queneau, Borges, Stapledon, Calvino, Capek e Stephenson a quella occultata con scarsa perizia da Houllebecq, Byatt, Perec, Landolfi, McEwan, perfino Faber. Per scoprire che anche i ricercatori regalano fiction, e di classe. Occorre citare Pauli, Djerassi, Lightman, Crumey? In fondo qui non si tratta di vedere scienza ovunque – a volte sono solo scorie, briciole, lampi – ma di prendere atto che essa è sempre più parte del paesaggio reale e letterario, mai avulsa o negletta, mai ghettizzata sul più alto scaffale a sinistra. E allora tuffiamoci in questa risacca scientifica che increspa il mare del romanzo. O, se preferite, nuotiamoci mantenendo la testa alta sul pelo delle emozioni, delle sensazioni, delle allusioni. Espediente, gimmick, spezia, colore? Sostanza, passione, ragione, ossessione? Cominciamo da qui, ora, subito. Il tempo di un salto in libreria, o di uno shipping da Amazon, e poi scorrete mie lacrime, disse il poliziotto. Forse non sarà dato scoprire perché tutti i numeri sono uguali a cinque, ma certo chi riesce ad apprezzare in controluce la trama dell’ordito (lettera che sostituisce il numero, frase che distilla il simbolo, punto e a capo) ne vedrà delle belle…