C’è sapienza e Sapienza

21 Gennaio 2008

Storia triste quella della Sapienza di Roma: da paese povero. Povero di tutto:

  • il rettore e il collegio della sapienza, che prendono una decisione “politica” invitando il Papa in quanto tale;
  • la lettera alla stampa dei fisici, che andava scritta in tutt’altro modo, con altro spirito; a loro la mia solidarietà, perché ne capisco le intenzioni, ma non ne condivido i mezzi;
  • il sistema dei media, che non lavora per chiarire le cose, ma sempre più solo per “vendere”.

È vero, c’è un gravissimo problema di democrazia e di libertà in Italia, che si declina in tanti modi. Uno è questo: nel nostro futile Paese non si permette di parlare a coloro che hanno tanto da dire ma non sanno come e quando farlo. Per esempio agli sfruttati, ai lavoratori in nero, ai disoccupati, ai poveri di ritorno, agli immigrati. Certo, possono farlo nei servizi di Ballarò e di Annozero, in qualche battuta per un’intervista veloce, più o meno ghettizzati in trasmissione e spazi identificabili.

 

Ma sono altri i pulpiti in cui vorrei vederli. Vorrei che potessero scrivere l’editoriale de La Repubblica o de Il Corriere; vorrei che potessero commentare in studio il servizio del TG1 sui drammi personali di Mastella; vorrei che fossero ospiti da Fabio Fazio. Un operaio al posto del solito scrittore che non ha bisogno di promozione; un lavoratore in nero al posto del cantante. Ma anche un immigrato clandestino al posto di Fazio stesso (peraltro bravissimo come sempre), che intervista Casini o Veltroni.

Vorrei, si è capito, che rettore e collegio della Sapienza avessero pensato a invitare loro, gli esclusi, a inaugurare l’anno accademico. E non per far vedere che sono incazzati o tristi o in difficoltà. Ma per far capire che sono allegri, divertenti, interessanti, portatori di cultura. Chi più chi meno, come tutti noi altri normali. Per far capire che i loro volti sono i nostri volti, che la loro condizione è – o potrebbe essere o potrebbe essere stata – la nostra condizione.

Mi chiedo come sia possibile perder così tanto tempo (e faccia ed energie e inchiostro) a difendere il diritto del Papa a parlare (tanto lo fa lo stesso da un’altra parte) o a negare al Papa di parlare (tanto lo fa lo stesso da un’altra parte).

PS Ovviamente ho firmato l’appello dell’Osservatorio sulla ricerca per una corretta informazione sui fatti.

Pianeta Morente

16 Gennaio 2008

“Dying Planet” (2005, Duke University Press) è un recente cultural study sul pianeta Marte nell’immaginario scientifico e letterario, un tour de force di notevole esaustività sull’argomento che merita di essere segnalato all’attenzione di chi segue il blog e ha a cuore il mistero del rapporto tra scienza praticata e scienza narrata. E quale miglior soggetto per un case study se non il Pianeta Rosso? Robert Markley dell’Università dell’Illinois lo sa bene perché si occupa da anni dell’argomento ed ha spulciato contemporaneamente TUTTA la bibliografia planetologica specialistica e TUTTA la fiction al riguardo, dalla più sofisticata alla più imbarazzante e pulp. Ma quello che colpisce del saggio non è la vastità dei riferimenti, quanto la capacità di fonderli in una narrativa contrappuntistica estremamente convincente. L’immagine che ne emerge chiarisce una volta per tutte quello che i sociologi della scienza ci ripetono ad nauseam negli ultimi decenni: non esiste una scienza “pura” che agisce per logica “gravitazionale” (con una verità progressivamente e infallibilmente denudata), ma un miscuglio inestricabile di dati empirici, pregiudizi ideologici, speculazioni corrette, illusioni stimolatrici, fantasie analogiche vivificanti.

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Affioro nel blog come un parassita di pagine web, non producendone alcuna personale. Ma almeno si tratta di un’emersione che intende stimolare, rivolgere lo sguardo verso quanto già si produce – e si è prodotto – riguardo alla non troppo difficile convivenza tra narrativa e scienza. Scienza narrata e narrazione scientifica sono ovunque, basta scordare i luoghi comuni delle classificazioni tradizionali. “Manoscritto trovato a Saragozza” è un testo fantastico? Certamente sì, ma anche un magnifico esempio di narrazione ricorsiva a struttura frattale (se si parla di forma), spesso smaccatamente scientifico nelle digressioni (se si parla di contenuti). “Il Pendolo di Foucault” è un best-seller storico ed erudito? Ovviamente, ma come non leggervi un trattato epistemologico pressoché completo sui limiti del pensiero analogico? Come non riconoscervi i segni di una narrativa gnoseologica che riflette sui lati oscuri della scienza al pari del gemello “Cosmo” di Gombrowicz? E così via farfalleggiando di polline in polline letterario, dalla scienza manifesta di Hoffmann, Hoeg, Queneau, Borges, Stapledon, Calvino, Capek e Stephenson a quella occultata con scarsa perizia da Houllebecq, Byatt, Perec, Landolfi, McEwan, perfino Faber. Per scoprire che anche i ricercatori regalano fiction, e di classe. Occorre citare Pauli, Djerassi, Lightman, Crumey? In fondo qui non si tratta di vedere scienza ovunque – a volte sono solo scorie, briciole, lampi – ma di prendere atto che essa è sempre più parte del paesaggio reale e letterario, mai avulsa o negletta, mai ghettizzata sul più alto scaffale a sinistra. E allora tuffiamoci in questa risacca scientifica che increspa il mare del romanzo. O, se preferite, nuotiamoci mantenendo la testa alta sul pelo delle emozioni, delle sensazioni, delle allusioni. Espediente, gimmick, spezia, colore? Sostanza, passione, ragione, ossessione? Cominciamo da qui, ora, subito. Il tempo di un salto in libreria, o di uno shipping da Amazon, e poi scorrete mie lacrime, disse il poliziotto. Forse non sarà dato scoprire perché tutti i numeri sono uguali a cinque, ma certo chi riesce ad apprezzare in controluce la trama dell’ordito (lettera che sostituisce il numero, frase che distilla il simbolo, punto e a capo) ne vedrà delle belle…

Dividere per zero

8 Gennaio 2008

Vi giro la dritta che mi viene da GGG, che non è il gigantesco personaggio di Roald Dahl ma che comunque è altrettanto gentile.

Il consiglio è per quanti di voi si professano matematici (o matematicofili) ed è uno splendido racconto di Ted Chiang, “Division by zero” in “Stories of Your Life and Others”. L’antologia da cui è tratto (di altissimo livello) è disponibile naturalmente su Amazon, ma potete leggerlo free e online qui. Naturalmente in english.

Un’altrui sfida

6 Gennaio 2008

Leggo su fem, il blog di Francesca Magni, un post che parla di un mio post postato altrove. E chi se ne frega? Io ovviamente. Ma forse anche voi se vi mettete a leggere i commenti che ne sono sgorgati. Di commento in commento si arriva a un racconto e da lì alla segnalazione di una sfida rilanciata nel blog di Remo Bassini. La lancia Barbara Garlaschelli e forse sarebbe interessante che le arrivassero un po’ dei nostri racconti con la scienza a fianco.

Che ne dite? Se vi va bisogna mandare 1.800 battute entro fine gennaio a cortosipuofare@gmail.com, giusto per provare a navigare su altri mari e soprattutto sotto altrui guide.