Se un giorno

31 Dicembre 2007

Preferisci i discorsi che non tornano mai
(per fortuna i discorsi fra noi non tornano mai)
metti cura e rispetto per tutti gli sbagli che fai
(grazie al cielo con me tu ne farai)…

Lo canta il mio amico architetto Alberto Muffato, che quando canta si rimescola le lettere in artemoltobuffa. Ascoltatelo qua (o leggetelo qua).

Natalità

25 Dicembre 2007

Fuori dal rettangolo della finestra stamane trasmettono grigio, e per fortuna ben poco per ora dello stereotipo natalizio a base di luci e allegria. In casa l’albero di una dozzina di centimetri affianca gesùgiuseppemaria nella loro sobrietà di paglia.

Non ci sono pacchi da scartare.

Poi mia madre si avvicina a me. Senza l’ipocrisia di carta, fiocchi e nastri che anche le parole possono avere, mi dice “Ho trovato sul computer la foto della stanza dove sei nato”.

La sala dove sono natoLa voglia di vita e d’amore sanno rendere meno necessarie le geodetiche, le mappe; e io ancora me ne stupisco. Mi stupisco che abbiano reso per alcuni istanti l’inglese idioma comprensibile a quella signora di sessantadue anni, clic link e menù manovre conosciute da sempre, per farla arrivare esattamente dove puntava il suo cuore.

Ma la fame di vita e di bellezza non lascia impronte da seguire a ritroso. Per fortuna la memoria cache sì, e ritrovo il suo approdo.

“I mobili sono diversi, ma l’ho riconosciuta da quella finestra. Entrava tanta luce. Di solito nelle sale parto non ci sono finestre”.

Poi se ne torna a soffriggere il pranzo.

Profumo di limoni

20 Dicembre 2007

“Una volta, in terza media, ho preso un’insufficienza in un compito di algebra perché ho scritto che un numero primo si divide solo per uno e per se stesso, annotando come esempio: profumo di limone. ” (David Grossman, Che tu sia per me il coltello).

Frutto e fiore del limone
Ho voluto essere tinsuac insieme a tutti voi, perché ho bisogno del profumo del limone. Ho bisogno di scoprire uno sbaglio di Natura, il punto morto del mondo, l’anello che non tiene, il filo da disbrogliare che finalmente ci metta nel mezzo di una verità. Ho bisogno di sperare che un giorno, da un malchiuso portone, tra gli alberi di una corte, si mostrino i gialli dei limoni. E che il gelo del cuore si sfaccia, e in petto scroscino le loro canzoni le trombe d’oro della solarità.

E perché credo che, affinché questo si verifichi, è utile, è importante, è fondamentale recuperare il tutt’uno dell’uomo: dal suo fare poesia al suo fare scienza, al suo fare economia, mercato, finanza. In altri termini: credo che piu’ l’uomo acquista consapevolezza di se stesso, meno spazio ha per fare la Guerra ad altri uomini.

Chi canta, chi suona

18 Dicembre 2007

La prima volta fu quando avevo 12 anni. Una domenica pomeriggio, il sole sulla porta finestra sul mare, tenuta chiusa. Era inverno. Avevo il giradischi grande per i 33 giri, con il riduttore per i 45. La musica era Stephen Schlaks, Sensitive and Delicate. La storia era quella di un gatto nero, senza un occhio. Era un gatto infernale, che seminava dolore e morte in coloro che lo raccoglievano e amavano. Non che ricordi altro, se non che la musica andava una due tre volte, mentre picchiavo di questo gatto sui tasti della mia macchina da scrivere blu e che, ogni tanto, controllavo che la carta-carbone funzionasse a dovere.

Da allora è una specie di herpes. Tanto più sono sotto pressione, quanto più scrivo. Adolescenza fatta di racconti breve ossessivamente tristi e poesie d’amore assolutamente disperate. Esemplare. Corso di laurea: pausa totale, dedizione eterna all’assimilazione. Poi è arrivata la tesi di laurea. E insieme alla tesi di laurea, esattamente negli stessi 20 giorni nei quali lavoravo dalle sei di mattina alle 2 di notte, ho scritto Luna e la notte di San Lorenzo, una favola con cui ho vinto il Premio Teramo. È nata così: un’amica ha chiamato sua figlia Luna e Vittorio Castellani mi ha insegnato tutto quel che so di evoluzione stellare. Nel mio racconto Castellani è un folletto (un leprecauno, per essere esatti) che dona alla protagonista un retino per prendere le stelle.

Più o meno è quel che faccio anche ora. Un po’ di emozioni, un divertimento, un’idea, un legame sorprendente. Vengono da dove vengono. Mi è capitato di studiare più la fisica che il latino. Più la matematica che la storia. Quindi vengono anche da lì. A volte in modo diretto, a volte in modo del tutto contorno, come in un sogno. Confesso che, ogni tanto, me ne lamento e tento il recupero con un manuale di storia, di filosofia, con un classico greco o latino. Ma la dedizione e il tempo a disposizione degli studi universitari sono irraggiungibili. Tra l’altro, la fisica, con le sue profondità, le sue interpretazioni, i suoi misteri e la sua dolce ossessione di capire e ordinare, mi piace. Mi fa tenerezza la sua testardaggine che, a patto di semplificare la realtà in modelli, riesce a dare risultati. Che poi funzionano anche per la realtà, non solo per i modelli.

Tinsuac nasce da questo mare. Siamo persone che scrivono utilizzando la materia di cui siamo fatti. E scriviamo per chi vuole leggere le nostre storie. Vorrei che andassero un po’ ovunque. Vorrei che, allo stesso modo, ci piovessero addosso storie da ovunque.

La festa del Santo

5 Dicembre 2007

Ogni tanto ne arriva un altro, dei testi prodotti durante i laboratori di Genova. Oggi è il turno di Massimiliano Trevisan. Buona lettura.

La festa del Santo

Già mentre i parenti stanno entrando in casa si percepisce quella tensione di quando tutti sanno che tutti sanno qualcosa. Nessuno parla ancora. Ma ognuno a suo modo fa intendere silenziosamente di sapere. La nonna, con lo sguardo spento e la faccia lugubre, continua a scuotere la testa. I genitori, così meccanici ed ossessivi nell’accogliere i familiari. La zia, con lo sguardo severo a dire “Ve l’ho sempre detto”.

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