A chi appartengono le idee?
8 Novembre 2007
Enrico Pedemonte intervista sull’Espresso Jonathan Lethem. Si parla del romanzo in uscita dal Saggiatore “Non mi ami ancora”, ma si parla soprattutto del rapporto tra scrittura e copiatura, tra originale e calco, tra opera e plagio.
Lethem è possibilista, molto possibilista, sul copiare. E lo è per una ragione profonda: le idee sono il distillato di un’epoca, di un flusso di pensieri collettivo che ha, per sua stessa natura, un’origine - direi quasi una ragione - collettiva. Chi può dire che un testo è “suo”?
Ed è così possibilista che sul suo sito lancia il “progetto dei materiali promiscui”. Ci sono pagine che ha scritto lui lì a disposizione di tutti. Chiunque può prenderle, utilizzarle, trasformarle. A due condizioni: versare un dollaro e firmare una dichiarazione nella quale garantisce che anche il risultato della trasformazione deve essere “promiscuo” allo stesso modo.
Non male.
Mi sembra che tutto ciò abbia molto a che fare con la libera circolazione delle parole intorno alla scienza.
8 Novembre 2007 a 20:11
una decina di anni fa tommaso labranca fece uscire labranca remix, in cui invitava vari scrittori a remixare brani dei suoi vecchi libri.
ora, dietro lo pseudonimo di max orsini varaldo lancia il demixing musicale. dice lui “l’obiettivo del demixing è rendere insostenibile un brano allungandolo e reiterandone frammenti, pur conservando una base ritmica riconoscibile. Il brano viene quindi destrutturato nei suoi elementi minimi e all’ascoltatore è chiesta la capacità di riconoscere la bellezza non del pezzo intero originale, ma di suoi microscopici passaggi che, proprio perché “belli”, meritano di essere riascoltati più volte di seguito, fino a dimenticare cosa essi erano in origine.”
mi piacerebbe provare a remixare o demixare una pagina che mi è piaciuta, pur con lo spettro di pierre menard a turbarmi.
di certo comunque non pagando il dollaro d’obolo a lethem, evidentemente il più uguale tra gli uguali possessori di idee.
25 Novembre 2007 a 9:36
Ogni testo è in effetti il distillato di una cultura collettiva, una serie infinita di criptocitazioni delle quali l’autore in molti casi non ha neppure consapevolezza. Tuttavia mi piace pensare che l’innovazione stia nel processo stesso di aggregazione di elementi preesistenti. Colui che “guarda le cose da un altro punto di vista” merita di essere considerato un artista. Niente di più, niente di meno. Il vero genio, infine, è chi trova qualcosa mai vista da nessun altro, il primo “osservatore”.
Vi lascio un saluto ed un ringraziamento per il vostro lavoro.