Il dilemma di Vargas

14 Ottobre 2007

Fred Vargas è prima di tutto un’archeozoologa specializzata in medievalistica – studia la trasmissione della peste dagli animali all’uomo. Poi è anche una scrittrice fertile e fantasiosa. La leggenda narra che scriva ciascuno dei suoi romanzi in ventun giorni, durante le vacanze, e che li riveda nei mesi autunnali. L’uomo dei cerchi azzurri è il romanzo nel quale muovono i primi passi il commisario Adamsberg e Danglard, come dire sentimento e ragione. Ma anche osservazione e metodo. Serendipity e logica aristotelica. Scienze della vita e scienze dure. Un fertile antagonismo cooperativo.

Nell’uomo dei cerchi azzurri, la figura di Mathilde è un po’ l’alter-ego dell’autrice: studiosa nota a livello internazionale per i suoi studi sul mondo sottomarino, in realtà ama osservare tanto gli uomini – che segue per Parigi – quanto i suoi adorati pesci. Nel comportamento degli uni legge quello degli altri. E viceversa.

È una scienziata prestata allo human-watching, proprio come Fred Vargas del resto. E diciamocelo cosa c’è di meglio dello human-watching e dei racconti che ne scaturiscono?

Anche se. Anche se Vargas sembra avere qualche dubbio. Infatti Mathilde pensa:

Un buon bottino. Niente di cui lamentarsi. Avrebbe dovuto scriverlo. Sarebbe stato più divertente che scrivere su pettorali dei pesci.

- Sì, ma cosa? – disse ad alta voce alzandosi di colpo. – Scrivere cosa? E perché poi, scrivere?

Per raccontare la vita, rispose a se stessa.

Cazzate! Almeno sui pettorali hai qualcosa da raccontare che nessuno sa. Ma il resto? Perché scrivere? Per sedurre? È così? Per sedurre gli sconosciuti, come se i conosciuti non ti bastassero? Per illudersi di raccogliere la quintessenza del mondo in poche pagine? Ma quale quintessenza, poi? Quale emozione del mondo? Che dire? Anche la storia del topolino pettirosso non è interessante da raccontare. Scrivere significa fallire“.

Mmm. Ci penserò. E magari parliamone.

2 Risposte a “Il dilemma di Vargas”

  1. robertghattas detto

    Già. Dei pettorali del pesce rosso nessuno ha mai raccontato, e certo se è solo una scelta per sedurre gli sconosciuti, buona fortuna.
    Però scrivere di human watching non è scrivere di ciò che si è visto, ma di come lo si è visto. E questo, al pari dei pettorali del pesce rosso, è “qualcosa da raccontare che nessuno sa”, e che fa grande la storia della narrativa.

  2. stefanosandrelli detto

    Credo che la letteratura non consista in “qualcosa da raccontare che nessuno sa”, ma in qualcosa da raccontare che qualcuno avrebbe potuto sapere ma.
    “Ma” significa che si vive una sola vita, con un solo corpo. Avrei potuto sentire molte emozioni simili a quelle di Madame Bovary, ma. Avrei potuto provare molti sentimenti analoghi a quelli di Pangloss ma. Avrei potuto ragionare come Sherlock Holmes o Marlowe o Miss Marple. Ma.
    Ma poi non si scrive per se stessi? Se non invento un personaggio o due o dieci, dove finiscono le mie vite parallele? Dove i miei pezzi di Madame Bovary, Pangloss e Marlowe?
    Il problema non è scegliere o meno di scrivere, ma scegliere o meno di leggere :)

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