Necessità del drago

9 Ottobre 2007

fotograf1.jpgNella sua introduzione al Manuale di zoologia fantastica, Borges osserva che “ignoriamo il senso del drago, come ignoriamo il senso dell’universo; ma c’è qualcosa, nella sua immagine, che s’accorda con l’immaginazione degli uomini; e così esso sorge in epoche e latitudini diverse. E’, per così dire, una bestia necessaria, non effimera come la Chimera o il Catoblepa.”

Quaranta anni fa, in Bolivia, veniva ammazzato Ernesto Che Guevara, medico, amante della letteratura e rivoluzionario. Oggi lo ricordiamo non tanto perché sia un “mito”, come viene ripetuto su ogni foglio, da ogni voce che ne parli. Oggi lo ricordiamo perché nel Che, come nel drago, c’è qualcosa che si accorda con la nostra immaginazione e con la nostra necessità di sperare in un mondo diverso. Tanto che, come il drago, è sorto in epoche e latitudini diverse, con nomi diversi e spesso sconosciuti, in ogni lotta, in ogni sussulto – anche solo di cuore – dei vilipendiados di tutti i tempi.

Il Che è, per così dire, un invariante della teoria delle vicende umane.

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