Sostiene Christian
19 Settembre 2007
… che la matematica e la letteratura sono sorellastre. Ci mostra, elenca, sciorina alcuni casi di letteratura anche bella nella quale la matematica s’intrufola, risuona, riecheggia. Ma. Ma è una matematica antica, una reliquia culturale.
Sottoscrivo.
Delle due l’una, però: se vogliamo divulgare, insegnare, colmare-buchi, allora dobbiamo partire da dove i buchi-ci-sono. Ed è innegabile che molti buchi matematici sono antichi e profondi.
Ma non è questo il caso – nè quello che cerchiamo di perseguire noi attorno a Tinsuac nè quello che analizza e legge Christian. Il caso piuttosto è di chi lascia emergere la matematica nel corpo e nell’anima della sua narrazione, nel farsi della pagina, anche inconsapevolmente, semplicemente perché c’è. La matematica, una certa dose di matematica, è dentro ciascuno di noi (sic!). E allora, forse, è inevitabile che chi interseca letteratura e matematica parta dall’antico, dalle reliquie. Perché è l’antico che ha avuto il tempo di depositarsi e di diventare parte della cultura. Forse.
Comunque, è interessante il tema; è interessante immaginare uno scrittore che ha fatto così sua la matematica-di-oggi dal trasformarla in letteratura, dal farla racconto. Potrebbe esistere uno scrittore siffatto?
Parliamone.
PS: intanto grazie a Francesca E. Magni che ha commentato sulle sorellastre e mi ha quindi consentito di leggerle.
>è interessante immaginare uno scrittore
>che ha fatto così sua la matematica-di-oggi
>dal trasformarla in letteratura, dal farla racconto.
>Potrebbe esistere uno scrittore siffatto?
Ipotizzando che:
A) il principio di Heinsenberg (o teorema, più correttamente) non sia solo “fisica” ma anche una bella formula matematica;
B) la drammaturgia sia una forma di letteratura.
Allora ne consegue che i fratelli Coen, con “L’uomo che non c’era”, ci hanno provato in modo egregio.
ciao Marco!
Le tue osservazioni sono sempre molto interessanti!!
Vedrò il film al più presto
baci
fem