Carteggio celeste, il 5 ottobre
27 Settembre 2007
A Pino Torinese, il 5 ottobre alle 21.00, apre la rassegna di teatro “Classica e scienza”. È curata da Maria Rosa Menzio che è anche l’autrice del primo dei testi messi in scena: Carteggio celeste. La presentazione recita: il testo trae spunto dalle lettere di Suor Maria Celeste alpadre Galileo e dal difficile iter scientifico del grande astronomo.
Si parla di Galileo e della terra che si muove, del nostro mondo che non è il centro dell’universo, ma anche della difficoltà che hanno i pionieri del libero pensiero ad affermarsi. Ricordiamo la figura della figlia di Galileo, che lo aiutò col suo appoggio nei momenti più travagliati dell’esistenza del padre. Narriamo nei particolari quotidiani la vicenda di una monaca che fu sempre un gradino più su delle altre: figlia di tale padre, lo comprese, e pur nel rispetto della vita religiosa, lo difese. Parliamo dell’abiura cui dovette
sottostare un genio come Galileo, di scoperte tecnicoscientifiche.
Con un particolare in più: i pensieri segreti di Suor Maria Celeste, che avrebbe voluto sposarsi e non poté, perché figlia illegittima. A volte torna l’astio per il padre, ma temperato da affetto e ammirazione. In ogni caso, Galileo scienziato resta sempre uomo, e come tale fallibile.
Se siete in zona.
Giorno di notizie
24 Settembre 2007
Lui l’avrebbe raccontato meglio. Sicuramente avrebbe messo una citazione di Paolo Conte, una di Fenoglio, una di Giovanni Lindo Ferretti e una di Wittgenstein.
Il viaggio, le alpi apuane, la massa della moto e il calore del suo motore, il vento la solitudine il mondo che scorre accelerato ai fianchi.
Poi nei dettagli l’impatto, l’anatomia squarciata della moto e quella rossa umana, la trafila moderna e al contempo medievale per accedere in corsia ospedaliera, i dosaggi farmacologici, i due interventi d’urgenza.
Luciano Celi l’avrebbe raccontato meglio, come ha fatto in Log book.
E ancora non è detto non lo faccia. Dal coma può uscire, il fegato stracciato si può ricucire, o sostituire. Oggi non abbiamo che questa mia sintetica narrazione, e soprattutto la speranza forte di leggere un giorno – presto – la sua.
Renzo Tomatis
24 Settembre 2007
Sei mesi prima, mi scriveva, giustificando la consegna anticipata del suo racconto per Tinsuac – il libro.
Spero di non crearti complicazioni, ma sappi che lo faccio perché, per via di alcuni problemi non minori, nei prossimi mesi non sarò molto puntuale nella mia corrispondenza.
Non l’ho più sentito. Tre giorni fa i suoi problemi non minori sono terminati. Non ho mai visto il suo volto, né stretto la sua mano; ho conosciuto la sua cortesia, ricorderò la sua delicatezza.
Sostiene Christian
19 Settembre 2007
… che la matematica e la letteratura sono sorellastre. Ci mostra, elenca, sciorina alcuni casi di letteratura anche bella nella quale la matematica s’intrufola, risuona, riecheggia. Ma. Ma è una matematica antica, una reliquia culturale.
Sottoscrivo.
Delle due l’una, però: se vogliamo divulgare, insegnare, colmare-buchi, allora dobbiamo partire da dove i buchi-ci-sono. Ed è innegabile che molti buchi matematici sono antichi e profondi.
Ma non è questo il caso – nè quello che cerchiamo di perseguire noi attorno a Tinsuac nè quello che analizza e legge Christian. Il caso piuttosto è di chi lascia emergere la matematica nel corpo e nell’anima della sua narrazione, nel farsi della pagina, anche inconsapevolmente, semplicemente perché c’è. La matematica, una certa dose di matematica, è dentro ciascuno di noi (sic!). E allora, forse, è inevitabile che chi interseca letteratura e matematica parta dall’antico, dalle reliquie. Perché è l’antico che ha avuto il tempo di depositarsi e di diventare parte della cultura. Forse.
Comunque, è interessante il tema; è interessante immaginare uno scrittore che ha fatto così sua la matematica-di-oggi dal trasformarla in letteratura, dal farla racconto. Potrebbe esistere uno scrittore siffatto?
Parliamone.
PS: intanto grazie a Francesca E. Magni che ha commentato sulle sorellastre e mi ha quindi consentito di leggerle.
Mi sono inventato il “bodi”
17 Settembre 2007
Esercizio: inventare dal nulla un animale che possa esistere (intendo che possa esistere fisiologicamente, crescere, nutrirsi, resistere all’ambiente ed ai predatori, riprodursi).
Proponente: Primo Levi, “Inventare un animale”, in L’altrui mestiere.
Svolgimento: Sole. Molto sole. E quindi sete. E luce accecante. Da bere non ce n’è. Pazienza, per ora. Gli ultimi giorni mi avevano insegnato che ripari in riva al Lago di Wada non dovevo aspettarmene e così non me li aspetto. Leggi il seguito di questo post »
Giorno d’odori
1 Settembre 2007
Zucchini. Questi sono zucchini, senz’altro. Sono seduto alla tastiera, ovviamente, ma vedo due stanza più in là il mucchio di zucchini che consuma nella padella sferica. Il profumo aleggia sin qua.
Oggi è giorno d’odori. Sin dall’inizio: saranno state le sette che mi ha colto una certa ansia di recuperare un file .wav, la registrazione di un’intervista. Ho aperto lo zainetto e ho riconosciuto l’odore della plastica nera del registratore. Amarognolo, leggermente sgradevole, un po’ bruciacchiato.
Perché capitano di queste giornate? come mai vedo il mondo con gli odori? Sono sensazioni forti, nette e mi descrivono meglio di tutto l’identità delle cose che mi circondano. Oggi.
La colla del libro che ho squadernato, una caramella limon-qualcosa in fondo a una tasca e il geomag inodore del quale mi circonda mio figlio.
Oggi è giorno d’odori.