Ieri sera, un po’ per mancanza di sonno (sogno), un po’ per abbondanza di noia, gironzolando per canali televisivi mi soffermo sulla trasmissione di Minoli “La storia siamo noi”.
Si parla di corsa allo spazio negli anni Sessanta, si parla di von Braun, il tedesco che ha spedito gli americani lassù a piantar la bandiera a stelle e strisce sulla Luna.
Si arriva presto al dunque. E se fosse tutta una gran balla?
Ci risiamo. Riecco il complotto. L’Apollo 11 sulla Luna vai a vedere che non c’è mai stato per davvero. E l’impronta di Armstrong, nient’altro che uno stivale da spaziale poggiato sul suolo di un, modesto, studio cinematografico.
Un capannone, insomma.
E allora mi sono tornate alla mente le parole di uno scrittore che amo, Buzzati:
“fuggi dalla tua orbita [Luna, n.d.r] ! Salvati dalla colonizzazione di noi uomini. Rimani l’astro che abbiamo sempre sognato”.

Con i telescopi di nuova, e prossima, generazione basterà puntare le coordinate giuste. Se appare un trabiccolo con tre gambette avvolte nel domopack, siamo salvi.

Ho spento la tv. Sono uscito in terrazza. La brezza e la Luna erano lì per me a ricordarmi la differenza tra la storia e un sogno.

2 Risposte a “La differenza tra la storia e il sogno”

  1. robertghattas detto

    gran entrata, paolo.
    benvenuto a bordo.

  2. Sarà anche per il caldo o per una mezza solitudine, ma in questi giorni la notte non riesco ad andare a dormire senza uscire a guardare la Luna.
    E così sono rimasto colpito, giorni fa, dal leggere The astronomical cheesologist, punto d’incontro di scienza, religione, conoscenze e credenze. Sul come s’incontrino, lascio a voi immaginare.
    E adesso, Tinsuac si fa ricco di un nuovo contributor, che fa sogni di Luna!
    Benvenuto Paolo, anche da me.

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