Ieri sera, un po’ per mancanza di sonno (sogno), un po’ per abbondanza di noia, gironzolando per canali televisivi mi soffermo sulla trasmissione di Minoli “La storia siamo noi”.
Si parla di corsa allo spazio negli anni Sessanta, si parla di von Braun, il tedesco che ha spedito gli americani lassù a piantar la bandiera a stelle e strisce sulla Luna.
Si arriva presto al dunque. E se fosse tutta una gran balla?
Ci risiamo. Riecco il complotto. L’Apollo 11 sulla Luna vai a vedere che non c’è mai stato per davvero. E l’impronta di Armstrong, nient’altro che uno stivale da spaziale poggiato sul suolo di un, modesto, studio cinematografico.
Un capannone, insomma.
E allora mi sono tornate alla mente le parole di uno scrittore che amo, Buzzati:
“fuggi dalla tua orbita [Luna, n.d.r] ! Salvati dalla colonizzazione di noi uomini. Rimani l’astro che abbiamo sempre sognato”.

Con i telescopi di nuova, e prossima, generazione basterà puntare le coordinate giuste. Se appare un trabiccolo con tre gambette avvolte nel domopack, siamo salvi.

Ho spento la tv. Sono uscito in terrazza. La brezza e la Luna erano lì per me a ricordarmi la differenza tra la storia e un sogno.

In montagna

24 Luglio 2007

Antefatto: saranno due anni fa che mi capita di leggere da qualche parte online che in cima a un monte inglese qualcuno ha ritrovato un pianoforte. Mistero: non si capisce da dove venga. Mi faccio un appunto.

Questa mattina riapro una cartellina cercando tutt’altro – e come poteva essere se no? – e trovo quelle mie due righe.

Ovviamente le trovo buffe e scrivo questo. Leggi il seguito di questo post »

Che in questo caldo ci sia movimento di particelle oggi davvero pare menzogna – se non addirittura pazzia; che dentro quest’aria immobile ci siano pezzi di materia con desiderio o necessità di danzare alieno a ragione.

Così diverse la mia materia cerebrale bradifasica e quella ballerina dell’aria.

Maledetta la fisica! No: maledetti i principi di inerzia e d’impenetrabilità dei corpi. Senza di loro sarebbe andato tutto bene.

Il naso di Sara freme appena un po’: un mix di paura, sangue, sudore, alcool, medicinali vari aleggia per la sala d’attesa e la distrae dalla tempia che pulsa, dal sangue sulla manica della camicetta, dalla stupidità di cui si sente protagonista.

Erano alla fine della vacanza, nessun problema all’orizzonte, cinque bei giorni di relax alle spalle, giusto quel calo di tensione che toglie l’attenzione e fa sbattere la testa – per fortuna di striscio! – contro un cartello…

Sara sa che Giovanni pensa che se lei non camminasse con quel suo passo da generale non andrebbe a sbattere di continuo.

Sara sa che Giovanni sa che se dicesse qualcosa del genere lei gli sbatterebbe in faccia i suoi – di lui – ritardi continui.

Così Giovanni un po’ per amore un po’ per prudenza tace.

Certo che lo slancio, l’inerzia per la precisione, non le ha permesso di vedere, di accorgersi che il cartello era proprio lì, all’altezza dei suoi occhi. E poi quest’affare che un corpo non può occupare lo spazio di un altro è proprio un bel fastidio. Così si ritrova con la tempia squarciata – un bel sette – da un cartello di sosta vietata. E la camicetta macchiata di sangue.

Da quando la scienza si è impastata con la società e a ben vedere non è più così facile distinguere l’una dall’altra, è interessante scavare nei linguaggi intorno alla scienza. Sono fertili e gravidi d’orizzonti e aperture: è caduta la torre d’avorio! La scienza non basta più a se stessa.

I non esperti che parlano di scienza anche senza averne piena consapevolezza fanno qualcosa d’importante, gettano semi di novità su terreni inesplorati e per questo vergini e recettivi, pronti a far germogliare nuove idee, nuove prospettive. Veramente, oggi, qualcuno sa dire se un’idea – una di quelle che chiamiamo scientifiche – nasce dentro o fuori la scienza? Chi ne ha il merito, chi ne è l’origine? Leggi il seguito di questo post »

Il libro danza

1 Luglio 2007

zooart

Tinsuac-il-libro danza mercoledì 5 luglio alle 21.30 ai Giardini Fresia in Corso Giovanni XXIII a Cuneo, sulle gambe di Giuliana Garavini e sulle parole di Luciano Celi.

Incorniciati dentro a zooart, i due hanno partorito la performance “r-esistenza donna”, che ci racconta della macchina di Luciano, la locomotiva, massa che si fa carne, sudore, passione, vita e, ahimè, anche morte.

La parole di Luciano sono quelle di Log Book, uno dei racconti di tinsuac-il-libro, per l’appunto, che in questo modo debutta due mesi prima di nascere.

A me il racconto di Luciano è piaciuto: se la performance ha lo stesso pathos, e non ne dubito!, la serata è di quelle da non perdersi.