Io, tu, loro

Che lo voglia o no, arriva sempre il momento del punto di vista. Chi è che vede lo svolgersi dell’azione? È la stessa persona che racconta o piuttosto il protagonista?

A me in questo piace l’approccio sperimentale: ci provo. In genere con l’incipit. Dopo averlo scritto come mi viene, lo riscrivo da un altro pdv, e poi da un altro ancora. In prima persona e poi in terza – o viceversa.

Adesso, con un qualcosa che sto scrivendo, barcollo attorno a un tentativo: lo scrivo o non lo scrivo in seconda persona? Tu dici, tu corri, tu cucini è un modo efficace di scrivere? Posso usare il pdv di un personaggio che descrive il protagonista con tutte le sue vicende, parlandogli? Non lo so. [Rudy Rucker ne fa cenno nel suo writer's toolkit, in /writing/.]

C’è il momento che mi sembra la scelta giusta per quanto scrivo, e c’è il momento che mi sembra un arido esercizio di stile, di quelli un po’ intellettualoidi che ogni tanto mi prendono. Tipico di noi matematici.

Voi che ne dite?

6 Risposte a “Ma voi che ne dite del “tu”?”

  1. robertghattas detto

    provaci.
    al peggio avrai un racconto bruttissimo, incomprensibile e intellettualoide; al meglio avrai un bel racconto.
    e in ogni caso faccelo leggere!

  2. luciano detto

    “E’ l’instabilità che ci fa saldi ormai / negli sradicamenti quotidiani”. E’ sempre Giovanni Lindo Ferretti, con il quale faccio una “capa tanta” a tutti. Instabilità e sradicamento tra l’”io” e il “lui”, tra prima e terza persona. Tra noi stessi e il nostro (w)alter ego, che mi piacerebbe fosse il mio pseudonimo se solo riuscissi nel tentativo di sradicarmi da me stesso, per diventare un po’ più professionale / professionista nella scrittura, abbandonando me stesso in un pirandelliano gioco di maschere, per indossarne tante altre che in realtà mi facciano aderire ancor di più, sotto mentite spoglie, a ciò che sono, vorrei essere, desidererei dire se solo fossi meno pavido o confuso. Grazie per questo spazio, per queste repliche, per queste suggestioni.

  3. PaoloMag detto

    Caro Daniele, bisogna provare, e poi far leggere, come dice il Ghattas.
    Il problema mi ricorda le pagine di un bel libercolo di Vargas Llosa “Lettere ad un aspirante romanziere” che alla questio in questione dedica un bel capitoletto. Problema mica da ridere questo del punto di vista.
    Aspettiamo la tua prova, dunque, sia essa matematicamente intellettualoide o semplicemente commestibile.

  4. Francesca E. Magni detto

    ehi amici, io su ’sto problema spinoso non mi pronuncio anche perche’ ho gia’ difficolta’ a capire il mio di pdv.
    Mi viene solo in mente il film Rashomon di Kurosawa e un anche libro di Peter Greenaway (il cui titolo mi sfugge)dove la stessa vicenda e’ raccontata da piu’ personaggi ed e’ sempre diversa!

    Ho segnalato il blog su NazioneIndiana (blog letterario che mi piace assai). Speriamo che non arrivino brutti commenti!!!

    baci

    fem

  5. dabpensiero detto

    Vedere le cose da un’altro punto di vista, immaginarci nei panni degli altri dovrebbe essere la quotidianità, riusciremmo,così, ad essere più obiettivi.
    Comunque è un lavoro difficilissimo; chi riesce veramente a farlo nella vita di tutti i giorni, avrà raggiunto la serenità, la saggezza.

  6. robertghattas detto

    Mi è venuto in mente ora che “La canzone di Marinella” è narrata in seconda persona.

    “Tu lo seguisti senza una ragione, come un ragazzo segue un aquilone”

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