Solstizio d’estate
21 Giugno 2007
Qui, a 12°23′E e 43°07′N, tra l’alba che è stata e il tramonto che sarà passeranno 15 ore e 23 minuti.
Così ancora per due giorni; poi piano piano, minuto su minuto, la notte prenderà a morsi la crostata di sole per risputarla sotto l’equatore.
E io penso alla Sterna Paradisaea, che sempre vola come volano i bocconi di luce: giù da Artide a Antartide e poi ancora su, quando sarà il giro di volta.
Nel nome il paradiso, nelle ali quarantamila chilometri l’anno cercando luce, tepore, casa, vita.
Quello che i miei venticinquemila in macchina faticano ancora a darmi.
E’ buffo trovarsi qui, a discorrere di uno dei pochi argomenti per i quali mi sento ferrato (in duplice senso, almeno) più di quanto possa esserlo tu/voi: i chilometri. Ieri erano i 2 anni della mia Kawasaki. Con la quale siamo a quota 16.500 circa. A cui vanno aggiunti i 75.000 con l’auto aziendale (tra lavoro e diporto), anch’essa quasi al compleanno (data del ritiro: 25 luglio 2005). E vanno aggiunti anche i km in vespa, quella demolita dopo l’incidente del maggio scorso, e quella che parla inglese con il tachigrafo in miglia orarie, che l’ha degnamente sostituita quest’anno. Sì, l’auto è importante, è comoda, è la chiocciolina della lumaca (oddio: sulla bmw serie 3 tanto lumaca non sei, ma insomma…), si possono fare molti chilometri nel comfort. Ma con l’auto non si sentono gli odori, le differenze minime di temperatura tra un tratto di strada e l’altro. In auto sei passivamente sballottato. In moto hai un ruolo attivo, è una questione fisica e di fisica e di calcolo e di propriocezione e di navigazione quasi aerea quando pieghi in curva e senti, seppure per poco anche la terza dimensione alla quale non siamo abituati: quella verticale. Quasi fossimo deltaplanisti che veleggiano, abbiamo quattro, cinque punti di contatto (mani sul manubrio, piedi sulle pedane e se volete anche il sedere, che in certi momenti appoggia poco sulla sella) attraverso i quali governare il cavallo meccanico. Noi, così formiche, ci spostiamo sempre e comunque su due dimensioni.
Casa è dove vuoi che sia casa. Libertà (di movimento) è, per me, non gli ingombri fermi delle sardomobili nella comunque angusta viabilità italica, ma il surrogato moderno del cavallo, che di cavalli ne ha tanti (o pochi: non importa – la vespa-ronzino mi offre comunque le sue gioie…), per spararmi altrove sintetizzando alcuni passaggio dello spazio-tempo o passeggiare, per un rumore di scarico che è voce da modulare col gas, dal borbottìo al suono del tuono.
PS (regressus ad originem): la mia avventura sulle due ruote motorizzate è iniziata – come per molti della nostra generazione – su quell’evoluzione della bicicletta prodotta dalla Piaggio di Pontedera, vicino a Pisa, che si chiamava “Ciao”. In una specie di reminescenza del futurismo una vecchia pubblicità che ricordo a malapena, tanto ero bimbo, cripticamente recitava: “Le sardomobili hanno cieli di latta. Liberi chi ciao”.
PPS: ammesso e non concesso che ti/vi interessi, ho lasciato qualche memoria motociclistica all’indirizzo: http://xoomer.alice.it/luciano.celi/2005-klb/klb.htm
Lo splendido volo azzurro della Paradisaea.
fem
la mia 50 special compirà gli anni lo stesso giorno della tua macchina aziendale, ma non avendo il contachilometri non saprò mai quanta strada ha srotolato nei suoi 25 anni di vita.
ma dato che quell’aggeggio rosso non va a più di 41 km/h, al massimo sono 8.979.000 km.