La gazza e il rasoio

29 Giugno 2007

Sarà anche simpatica la gazza ladra, ma viene il momento che la maledici. E non c’entra la morale, perché chi è senza peccato… e poi parliamo di un animale, in fondo. No! Il problema è che i ladri rubano le cose e le accumulano, e a forza di accumularle finisce che devono farci i conti.

La situazione: mi trovo lì con tanta bella roba, che luccica!, e ce la infilo tutta dentro, non mi risparmio niente, non una descrizione, non un ricordo, non il simulacro di un’esperienza. Tutto s’intrufola nell’ordito del racconto, soffocante. E allora giù di forbici: taglia, sposta, ricuci, getta. Ore e ore e ore di fatica, al limite della sofferenza, per sfoltire l’ordito e non toccare la trama.

Comunque: Pica pica continua a starmi simpatica e in più sto imparando a godermi le gioie francescane del rasoio di Occam.

Inevitabile: se volare è volere, potare è potere.

Astrolabio

27 Giugno 2007

Penso sia uno strumento antico, l’astrolabio.

Almeno il suo nome mi spinge a crederlo, ben affiancabile nel mio immaginario a borbottii d’alambicco, al minio e alla pergamena, agli alfabeti alchemici. Se solo m’interessasse davvero sapere che mondo abbia accolto i primi astrolabi, se solo davvero la mia curiosità sull’etimologia di quel suffisso in -labio fosse viva, basterebbe così poco. Senza nemmeno il cerimoniale dell’apertura del dizionario, del pettinare il discrime sulla pagina giusta – questa volta prima lettera a: riga a sinistra – pigramente cliccherei su quell’icona, poi nella riga bianca a-esse-ti-erre-o-elle-a-bi-i-o e poi invio.

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Io, tu, loro

Che lo voglia o no, arriva sempre il momento del punto di vista. Chi è che vede lo svolgersi dell’azione? È la stessa persona che racconta o piuttosto il protagonista?

A me in questo piace l’approccio sperimentale: ci provo. In genere con l’incipit. Dopo averlo scritto come mi viene, lo riscrivo da un altro pdv, e poi da un altro ancora. In prima persona e poi in terza – o viceversa.

Adesso, con un qualcosa che sto scrivendo, barcollo attorno a un tentativo: lo scrivo o non lo scrivo in seconda persona? Tu dici, tu corri, tu cucini è un modo efficace di scrivere? Posso usare il pdv di un personaggio che descrive il protagonista con tutte le sue vicende, parlandogli? Non lo so. [Rudy Rucker ne fa cenno nel suo writer's toolkit, in /writing/.]

C’è il momento che mi sembra la scelta giusta per quanto scrivo, e c’è il momento che mi sembra un arido esercizio di stile, di quelli un po’ intellettualoidi che ogni tanto mi prendono. Tipico di noi matematici.

Voi che ne dite?

C’è il rischio di credere che questo sia un blog sugli uccelli, diciamo di birdwatching, per darci un tono. Non è così. E avevo deciso indipendentemente da robertghattas di cominciare con un piccolo omaggio alla gazza ladra.

Pica pica

Uno dei sintomi che ho quando un racconto mi sta arrivando è che inizio inconsapevolmente a raccogliere piccole descrizioni, appunti di cose eterogenee, schizzi con le parole, note d’improvvise ispirazioni o più realisticamente di fugaci osservazioni. In una parola, faccio scorta di materiale col quale intrecciare il racconto.

Nulla d’importante beninteso, giusto quei cenni, quegli incisi, quelle divagazioni che gli daranno vita. Ma soprattutto, nulla di mio, solo roba presa da altri, che altri ha reso brillante, luccicante, attraente.

Come una gazza ladra per l’appunto.

Solstizio d’estate

21 Giugno 2007

sterna in voloQui, a 12°23′E e 43°07′N, tra l’alba che è stata e il tramonto che sarà passeranno 15 ore e 23 minuti.

Così ancora per due giorni; poi piano piano, minuto su minuto, la notte prenderà a morsi la crostata di sole per risputarla sotto l’equatore.

E io penso alla Sterna Paradisaea, che sempre vola come volano i bocconi di luce: giù da Artide a Antartide e poi ancora su, quando sarà il giro di volta.

Nel nome il paradiso, nelle ali quarantamila chilometri l’anno cercando luce, tepore, casa, vita.
Quello che i miei venticinquemila in macchina faticano ancora a darmi.

E così ci siamo

20 Giugno 2007

Si parte.
Con idee che hanno voglia di diventare parole, con pensieri che hanno voglia di essere condivisi, con lo stupore per il cosmo che è dello scienziato e del poeta.

Si parte tre persone a bordo: Daniele, Robert e Stefano. Ma se è vero che tutti i numeri sono uguali a cinque, allora da quelli che siamo speriamo di diventare di più.

Intanto c’è tutto lo spazio dei commenti, per critiche idee e suggerimenti.

Benvenuti.